mercoledì 27 luglio 2011

15 maggio 1910: il debutto della Nazionale


La prima partita dell’Italia si giocò domenica 15 maggio 1910 all’Arena Civica di Milano in un campo portato al limite delle dimensioni regolamentari (m.120 x 60) forse per approfittare della stanchezza dei transalpini, provati da un lungo viaggio in treno. Gli spettatori che assistettero al match furono, secondo alcune fonti, 4mila, ma c’è chi parla anche di 6mila. Fin dal gennaio dello stesso anno i quotidiani spingevano verso la creazione di una squadra nazionale. Inizialmente si sarebbe dovuta affrontare l’Ungheria, ma i magiari declinarono l’invito dopo il mancato accordo economico sul rimborso spese. La formazione della squadra, che vestiva interamente di bianco, fu decisa da una commissione di arbitri milanesi, tutti ex calciatori: Agostino Recalcati (Us Milanese),  Giannino Camperio II (Milan), Umberto Meazza I (Us Milanese), Alberto Crivelli II (Ausonia) e Giuseppe Gama I (Inter). Mancavano alcuni atleti di primo piano, come Innocenti, Ara, Binaschi, Milano I, Leone, Rampini e Corna, tutti squalificati dopo la vicenda che coinvolse la Pro Vercelli.



L'ARBITRO
Henry Goodley, inglese di Basford, 32 anni, industriale tessile a Torino. Era il trainer della Juventus ed aveva militato come centravanti in formazioni dilettantistiche del Nottinghamshire (Basford Wanderers e Notts Rangers). Lasciò il capoluogo piemontese nel 1913 per andare a combattere sul fronte russo. Si fece rivedere dopo la guerra e riuscì finalmente a ritirare la medaglia d’oro regalatagli dagli sportivi torinesi tramite una sottoscrizione lanciata dalla Gazzetta del Popolo. Diresse l’Italia in altre tre occasioni, altre due a Milano e una a Torino.

I NOSTRI EROI
Mario De Simoni (1887) portiere (7 presenze/16 reti subite)
Studente di disegno all’Accademia di Brera, atleta polivalente (praticava anche 100 metri, salto in lungo, nuoto e ginnastica), restò sempre fedele ai colori dell’Unione Sportiva Milanese e in molte immagini lo si vede con la stessa maglia dei compagni d’attacco (a quarti bianconeri). Non alto ma forte ed elastico, fulmineo nei riflessi, era specializzato nelleparate a terra. Dopo la vittoria con la Francia, ne prese 6 a Budapest, ma fu tra i migliori in campo. Tornò in albergo 2 ore dopo, portato in carrozza dai dirigenti della Federazione Ungherese e durante il percorso la popolazione gli offrì 300 pacchetti di sigarette, che lui divise con i compagni di squadra. La più esaltante delle sue gare in nazionale fu quella del 14 gennaio 1914 all’Arena, quando, con i suoi prodigiosi interventi, bloccò praticamente da solo l’Austria sullo 0-0. La super prestazione non bastò tuttavia ad evitargli l’esclusione (a scapito del vercellese Innocenti) a partire dalla gara successiva. Lui la prese piuttoso male e scrisse un’accorata lettera allo Sport Illustrato. Giocò fino a tarda età per poi diventare allenatore di diverse squadre minori, tra cui Derthona (1922-23) e Fanfulla (1927-28), mantenendo contatti con i vecchi compagni che si radunavano a cena ogni anno in un ristorante nel centro di Milano. Gestiva un magazzino di articoli sportivi.

Francesco Varisco (1887) terzino destro (2 presenze/0 reti)

Ragioniere in una ditta di vernici, la Verdolac, nella vita di tutti i giorni; arbitro federale e consigliere Figc nel calcio. Giocava mezzala destra o terzino e fino all’ultimo fu in ballottaggio per entrambi i ruoli. Al momento dela convocazione aveva 4 campionati alle spalle con la Us Milanese, nella quale aveva debuttato 20enne. Nel 1920 fece parte della Commissione Tecnica della Nazionale. Il suo hobby preferito era giocare a bocce. Un fratello medico primario; il figlio Gilberto è stato buon golfista.

Francesco Calì I (1882) terzino sinistro (2/0)

Figlio di un esportatore di agrumi e vini di Riposto (Catania) e quindi compaesano del cantautore Franco Battiato, partì giovanissimo per andare a studiare Svizzera, dove scoprì il calcio giocando nel Fortuna Zurigo e in una squadra di Ginevra. Arrivato intorno al 1901 a Genova, lavorò in uno studio fotografico, poi aprì una tipografia specializzata un cartoline illustrate. Insieme al fratello Salvatore (portiere) fu tra i fondatori della sezione calcio dell’Andrea Doria, ma aveva fatto in tempo a disputare una stagione (come centrattacco) nel Genoa. Essendo il più esperto ed anziano dell’undici che sfidò i francesi, fu naturale che gli fossero affidati i galloni di capitano. Piccolo, mingherlino e scattante, giocò nell’Andrea Doria fino al 1911-12, poi fu arbitro e membro della Commissione Tecnica. In guerra fu colpito da due pallottole austriache durante la battaglia del Monte San Michele (Gorizia).

Attilio Trerè II (1887) mediano destro
Al momento della chiamata, il “proteiforme atleta” dai baffi a manubrio vestiva i colori della Ausonia, la quarta squadra milanese nella massima serie, alla quale era approdato insieme al fratello Alessandro, dopo aver “rotto” con il Milan. Si riappacificò con i rossoneri ad autunno 1910 e giocò fino al 1914-15, poi fu allenatore dell’Aurora di Busto Arsizio. Nel 1906 aveva vinto il titolo giocando da portiere. Ardente ed impetuoso interventista, fece parte del gruppo degli Arditi di Filippo Corridoni e poi del Partito Nazionale Fascista. Contro i francesi si fece male e rimase inutilizzabile per tutta la ripresa. Nella trasferta di Budapest di pochi giorni dopo, deliziò i compagni durante il lungo viaggio in treno con una valigia colma di bottiglie di vino, scatole di conserva, salumi e formaggi di ogni genere. Purtroppo nel tratto da Venezia a Trieste, in piroscafo, si levò la bora ed il battello iniziò ad ondeggiare con il risultato che il contenuto della leggendaria valigia “marca Trerè” fu restituito al mare. Sulla sua morte, a Roma, nel 1943, campeggia un alone di mistero.

Virgilio Fossati I (1891) centromediano

Capitano dell’Inter che vinse il suo primo titolo nel 1909-10 e primo nerazzurro in Nazionale. Alto, dinoccolato con i capelli folti, bruni e a spazzola, fondò insieme ad alcuni amici studenti la Minerva, piccola società di atletica e football. Nel 1908 passò all’Inter, dove iniziò come terzino, prima di lasciare il posto a Roberto Fronte. Spostato nel più impegnativo ruolo di centrale si distinse per abilità nel giocare d’anticipo sull’avversario. I primi studi li compì al Collegio Facchetti di Treviglio, poi passò alla scuola commerciale G.B. Piatti di Milano. Appassionato podista vinse con la sua squadra di marciatori una delle più importanti gare di Milano, la “Scudo Magno”. Segnò il momentaneo 2-0 ai francesi con un bel tiro da 20 metri. A Budapest, mentre si scaldava prima della gara, si ruppe una scarpa e fu costretto a giocare con scarpe da passeggio. Sottotenente di complemento in fanteria, cadde da eroe sui reticolati di Monfalcone nel 1916. Il fratello Giuseppe, di tre anni più giovane, militò, con risultati meno brillanti, nell’Inter del primo dopoguerra.

Domenico Capello (1888) mediano sinistro (2/0)
Meccanico della Fiat, vestì i colori di tre club torinesi: nell’ordine Torino (1910-12) Piemonte (1912-13), Juventus (capitano nel 1913-14) e di nuovo nel Toro (1914-15). Dopo la guerra non lasciò tracce nel calcio e scomparve non ancora 50 enne dopo essersi ammalato di tubercolosi. Dilettante un po’ sui generis (il Guerino rivelò che i suoi rimborsi spese erano di molto simili ad uno stipendio), la sua vera posizione era a destra, ma sapeva adattarsi. Dotato di grande classe, poteva giocare anche da terzino e attaccante.

Enrico Debernardi I (1885) ala destra (3/1)
Geometra, consigliere federale, giocatore e socio fondatore del Torino. Nel 1902 i primi calci con l’Audace, piccolo club del quartiere di San Salvario. Smise di giocare nel febbraio del 1913 e nella Grande Guerra fu lasciato a disposizione del Dinamitificio Nobel di Avigliana. Anche suo fratello Guido giocò in granata (dal 1910 al 1920). Preferito all’ultimo istante all’interista Bontadini, segnò la quinta rete ai francesi con un “formidabile shoot”.

Giuseppe Rizzi (1886) mezzala destra (4/2)
Nato a Verona, come Trerè era tesserato per l’Ausonia, ma vantava trascorsi al Milan (campione nel 1906) e tornò in rossonero nell’autunno 1910, per poi concludere la carriera nell’Inter (2 stagioni, 1913-14 e 1914-15). Visse da giovane in Svizzera, dove il padre, piccolo impresario edile, si era trasferito per lavoro e studiò alla Oberreal Schule di Basilea. Appena rimpatriato fu assunto dalla Manifattura Italiana Carlo Sacchetti (crine e lane per materassi, pelli per pellicceria) dove divenne direttore commerciale e dove lavorò ininterrottamente per 50 anni. Spesso in giro per il mondo (Russia, Turchia, Cina), conosceva quattro lingue (Tedesco, Francese, Inglese e Russo) ed aveva una dedizione al lavoro tale che gli fu conferita la Stella d’Oro.

Aldo Cevenini I (1889) centravanti (11/3)

Nato occasionalmente ad Arona, sul Lago Maggiore, secondogenito di una famiglia proprietaria di una latteria a Milano, che vantava ben 5 fratelli calciatori (Ciro Mario II, Luigi III, Cesare IV e Carlo V, mentre il capostipite Pietro non si era mai dedicato al football), scese in campo con la Francia nonostante fosse ammalato. Debuttò 20enne nel 1909 con la maglia del Milan, dove rimase fino al 1912, quando fu portato all’Inter dall’avvocato Mauro. Giocò ancora nell’Inter nel primo dopoguerra (vincendo il campionato 1919-20) e anche un anno nella Novese, con cui vinse il titolo Figc nell’anno dello scisma (1921-22). Tanto focoso in campo (due fratture alle gambe, tre denti persi in uno scontro), quanto mite fuori, era un compagno socievole ed una buona forchetta. Nel 1921 fu anche allenatore della Nazionale.

Pietro Lana (1889) mezzala sinistra (2/3)
L’autore del primo, storico gol della Nazionale lavorava come impiegato alla Pirelli, dove era direttore generale dello spaccio aziendale. Cresciuto nelle file dei “liberi”, nel 1909 passò con l’amico Renzo De Vecchi al Milan, dove rimase fino al 1914. Il suo nome compare nell’atto di fondazione dell’Inter, ma non vestì mai il nerazzurro, anzi, fu suo il primo gol milanista in un derby ufficiale (10 gennaio 1909). Era un grande appassionato di montagna ed alpinismo.

Arturo Bojocchi (1888) ala sinistra (6/2)

Alla Us Milanese dal 1907 al 1914, decise di “autodeclassarsi” per andare a giocare in Promozione con la maglia del Saronno, dove guadagnava la “bellezza” di 5 mila lire all’anno per insegnare il football ai giovani, tra cui il fratellastro Giannino De Andreis, detto anche Bojocchi II. Di taglia minuta (m.1.60) potrebbe essere il più basso giocatore della storia azzurra. Lavorò prima come meccanico nell’azienda automobilistica Romeo, poi come tipografo presso la Ermenegildo Primi di Piazza Duomo a Milano. Provocò con un tiro paratogli da un difensore francese il primo penalty della storia della Nazionale, poi trasformato da Lana.

LA FRANCIA
Tessier portiere (AS Bon Conseil); D.Mercier terzino destro (Etoile des Deux-Lacs), André Sollier (terzino sinistro, CA Vitry), Jean Rigal (mediano destro, A.F. Garenne-Colombes), Jean Ducret (centromediano, Etoile des Deux Lacs), Henri Vascout (mediano sinistro, CA Vitry), Maurice Olivier (ala destra, Etoile des Deux Lacs), Henri Bellocq (mezzala destra, Etoile des Deux Lacs), Henri “Leon” Mouton (centravanti, Etoile des Deux-Lacs), Henri Sellier (mezzala sinistra, Etoile des Deux-Lacs), Etienne Jourde (ala sinistra, CA Vitry). Si trattava di una selezione della Usfsa (Union des Sociétés Françaises de Sports Athlétiques), una delle diverse federazioni esistenti in quel periodo in Francia. In precedenza aveva perso 0-4 in casa con il Belgio e 1-10  a Brighton contro i dilettanti inglesi.

IL TABELLINO
15 maggio 1910, Milano (Arena Civica)
Italia-Francia 6-2 (2-0)
Italia: De Simoni, Varisco, Calì I, Trerè II, Fossati I, Capello, Debernardi I, Rizzi, Cevenini I, Lana, Bojocchi.
Francia: Tessier, Mercier, Sollier, Rigal, Ducret, Vascout, Mouton, Olivier, Bellocq, Sellier, Jourde.
Reti: 13’ Lana, 20’ Fossati, 49’ Bellocq (F), 59’ Lana, 62’ Ducret (F), 66’ Rizzi, 82’ Debernardi I, 89’ Lana rigore.
Arbitro: Goodley (Inghilterra).
Davide Rota
 (ha collaborato per le ricerche biografiche Gabriele Crocco)

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