lunedì 8 agosto 2011

La storia della Coppa Intercontinentale (3)

1970: FEYENOORD DI MISURA
Scatta l’operazione simpatia: forse pentito per gli episodi di violenza delle precedenti edizioni, nel 1970, l’Estudiantes riceve il Feyenoord con una simpatica festicciola all’aeroporto. Mazzi di fiori e sorrisi, poi in campo, finalmente, una partita normale. Novità regolamentare: arbitro europeo per la gara che si gioca in Sudamerica (Glockner, Germania Est) e sudamericano (il peruviano Tejada) per quella in Europa. Rapidissima sfuriata argentina e dopo 10’ siamo già 2-0: segnano Echecopar al 6’ (di testa, su palla sfuggita alla presa di Treytel) e Veron al 10’ (angolo di Conigliaro), ma la migliore organizzazione di gioco permette agli olandesi di riacciuffare un insperato pareggio. Decisiva la bravura sulle palle alte dello svedese Kindvall, che prima accorcia, al 22’ con un imperioso colpo di testa, poi fa da sponda a Van Hanegem per il 2-2 (65’).
La gara di ritorno al Feyenoord Stadium è tiratissima: gli ospiti si chiudono sperando di trascinare l’avversario allo spareggio (che si giocherebbe tre giorni dopo a Madrid) ma a far saltare gli equilibri è Joop Van Daele, entrato un minuto prima, che batte Pezzano con una bordata dal limite (65’). A guastare il clima di fair-play ci pensa Malbernat, che insegue il miope Van Daele e gli rompe gli occhiali, aggiungendo sferzante: «Il regolamento ti vieta di giocare con questi, almeno in Argentina…». Gli occhialini rotondi in stile cavouriano sono oggi uno dei cimeli più curiosi del museo della squadra di Rotterdam.



1971: L'AJAX RINUNCIA, IL NACIONAL NE APPROFITTA
Nel periodo 1971-1975 l’Intercontinentale perde fascino. L’Ajax, non trova l’accordo per le date (ma in realtà è timorosa di recarsi nella “caliente” Montevideo): il Nacional contropropone il Maracanà per il ritorno e l’eventuale spareggio a Wembley, ma il club olandese rinuncia all’edizione 1971 venendo rimpiazzata dalla finalista di Coppa Campioni, il Panathinaikos. La squadra greca è allenata dall’ex fuoriclasse magiaro Puskas. Quando orma la stampa sudamericana parla di “falsa copa intercontinental”, a dicembre inoltrato, si può finalmente giocare. 40mila spettatori e straordinaria coreografia ad Atene, con 20mila piccoli mappamondi colorati di verde distribuiti agli spettatori. Momento chiave ad inizio ripresa: al 48’ apre Filakouris e tre minuti dopo arriva l’1-1 di Artime. Non manca l’ennesimo atto di violenza: al 60’ l’arbitro brasiliano Neto espelle l’uruguayano Morales per un’entrata assassina su Tomaras, che esce in barella con una caviglia spappolata. Bel gesto del tecnico ospite Washington “Pulpa” Estchamenti, che organizza una colletta tra i suoi giocatori per aiutare il povero Tomaras a sostenere le spese mediche. Ritorno allo stadio Centenario con un clima soffocante (è estate e ci sono 35 gradi), ma gara corretta: al 34’ Nacional in vantaggio sempre con il centravanti Artime che riprende di testa un forte tiro di Cubilla, respinto da Economopoulos. Lo stesso Artime raddoppia al 75’ e all’ultimo minuto arriva il gol-bandiera di Filakouris. E’ un Nacional di buona caratura: il portiere brasiliano Manga, l’argentino Artime, il cileno Prieto e ben nove giocatori della Celeste che hanno giocato a Messico 70, tra cui il mediano Julio Montero, padre di Paolo, che sarà difensore di Atalanta e Juventus.

1972: DOMINIO AJACIDE
Per l’edizione 1972, l’Ajax, che ha superato l’Inter nella finale di Coppa Campioni, si convince finalmente a giocare. L’Independiente di Roberto Ferreiro è alla sua terza partecipazione. Quella di Avellaneda sembra una squadra che vorrebbe fare ripiombare il Sudamerica negli anni bui del difensivismo estremo, ma ha almeno tre buone individualità a centrocampo, come Raimondo, l’oriundo polacco Semenewicz e il mediano Pastoriza (alle sue ultime apparizioni prima di passare al Monaco, nel campionato francese). C’è anche il tornante Dante Mircoli, che verrà in Italia a giocare nella Sampdoria, dove lascerà poche tracce. Il calcio totale dell’Ajax, con la bacchetta di direttore d’orchestra nelle mani di Cruyff è “tanta roba”, troppa per i “diablos rojos”, che in casa non vanno oltre l’1-1. Bastano cinque minuti al “papero”, che per la stampa di lingua ispanica è già “El Pelé blanco” per sbloccare il risultato con un colpo di testa. Solo a 9’ dalla fine, quando Cruyff, toccato duro, è uscito anzitempo e si è seduto in panchina a… fumarsi una sigaretta (sic…) arriva il pari di Sà, con un forte tiro a mezza altezza imparabile per Stuy.
Il ritorno che si gioca all’Olimpico di Amsterdam è a senso unico. L’Ajax corre a velocità doppia rispetto agli argentini e al 12’ passa con il veloce Neeskens, che chiude un triangolo con Swart, poi si incunea tra gli indecisi Lopez e Garisto e batte Santoro. Decisivo per chiudere la gara l’ingresso dell’abile contropiedista Johnny Rep, entrato al 62’ al posto di Swart. Passano tre minuti, principesco assist d’esterno di Cruyff per Rep ed è 2-0. Su un’azione fotocopia Rep coglie il palo a un metro dalla porta e lo stesso Rep, all’80’, si butta sull’ennesima palla d’esterno servitagli da Cruyff, controlla e chiude i conti per il 3-0 finale. Capitan Keizer riceve la coppa direttamente dalle mani della regina Giuliana.

Biglietto della finale del '72 tra Ajax e Independiente

1973: JUVE BEFFATA
Nel 1973 tira aria di rivincita perché sia Ajax che Independiente si sono confermate ai vertici continentali, ma i due club iniziano un nuovo balletto di date e sedi. Gli olandesi danno ancora forfait e al loro posto l’Uefa chiama la Juventus, che ha così la possibilità di riscattare la bruciante delusione di Belgrado.
I “rojos” sono tornati da poco nelle mani di Ferreiro, che ha preso il posto di Maschio e schierano due giovani promesse come la mezzala Ricardo Bochini e la punta esterna Daniel Bertoni, scovato nel Quilmes e futuro campione del mondo nel 1978, nonché stella della Fiorentina.
Le due contendenti si accordano per una gara secca da giocarsi all’Olimpico di Roma il 28 novembre, dove ci sono appena 22mila spettatori, tra cui molti marinai della fregata argentina “Libertad”. Il tecnico bianconero Vyckpalek deve fare ameno degli infortunati Capello e Furino e opta per il tridente Anastasi-Altafini-Bettega. Sembra una squadra sbilanciata, ma è frenata dalla sfortuna: Cuccureddu si procura un penalty e lo spara alle stelle; Bettega (palo) e Altafini (traversa) centrano un legno a testa. L’Independiente vince con due soli tiri nella porta di Zoff: quello buono è di Bochini, all’80’.

L'Independiente Anni '70, tre volte campione del Sud America

1974: L'ATLETICO VINCE... DA NON CAMPIONE
Altro giro, altra defezione: nel 1974 tocca al Bayern a rinunciare a giocare contro il temuto Independiente. Nella Libertadores, vinta per la terza volta di seguito dagli argentini, le brasiliane San Paolo e Palmeiras, hanno giocato senza i loro nazionali, chiamati da Zagalo per un lunghissimo preritiro in vista dei Mondiali di Germania. Sembra proprio che anche quest’Intercontinentale debba saltare, quando si fa avanti la finalista europea, l’Atletico Madrid.
La gara d’andata dell’edizione 1974 si gioca solo il 12 marzo 1975 ed è decisa da una bella azione personale confezionata da Bertoni e finalizzata da Balbuena.
Il 10 aprile la gara di ritorno a Madrid: Irureta al 22’ e Rubén Ayala (argentino fratricida) all’85’ sono i marcatori per l’Atletico. Per la prima e unica volta sale sul tetto del mondo una squadra che non è campione continentale. Luis Aragonés, direttore tecnico degli spagnoli, è lo stesso che guiderà la Spagna alla vittoria all’Europeo 2008.
Davide Rota
3 - Continua

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