martedì 9 agosto 2011

La storia della Coppa Intercontinentale (4)

1976: BAYERN DI GIUSTEZZA
Niente Bayern-Independiente nel 1975: nemmeno la finalista europea, il Leeds United, vuole andare in Argentina e l’Intercontinentale sfuma per la prima volta.
La gara d’andata dell’edizione 1976 si disputa a due gradi sottozero sul manto nevoso dell’Olimpyastadion di Monaco. Il Bayern ha ragione del Cruzeiro (che chiede inutilmente il rinvio) solo in extremis. Gerd Müller (di rapina) e il centrocampista Kappelmann (destro da fuori) siglano il 2-0. Non basta al tecnico brasiliano Zezé Moreira piazzare Jairzinho a uomo sul regista arretrato Franz Beckenbauer. A Belo Horizonte, il 21 dicembre 1976, in piena estate, il ritorno. Il Bayern, con qualche buon intervento di Maier tiene e mette in tasca lo 0-0 che gli basta; il giovane Karl-Heinz Rummenigge ha l’occasione migliore.

Il Bayern Monaco posa con la coppa

 
1977: IL BOCA UMILIA IL BORUSSIA MG
Il Boca Juniors vince l’edizione 1977 con un anno di ritardo. La lunga trattativa con il Liverpool vede i Reds dare forfait e far spazio ai finalisti del Borussia Mönchengladbach, che però sono privi del pallone d’oro Simonsen. All’andata, che si gioca alla Bombonera il 22 marzo 1978, argentini avanti dopo 15’ con Mastrangelo, ma raggiunti e superati dall’uno-due di Hannes (24’) e Bonhof (28’). Gli “xeneizes” trovano il 2-2 al 51’ con  Ribolzi. La gara di ritorno, visto che il “Gladbach” non ha lo stadio a norma, viene fissata nella vicina Düsseldorf, poi spostata a Karlsruhe. E’ il 1° agosto e i tedeschi sono palesemente a corto di condizione. Inoltre, a Udo Lattek mancano Bonhof (passato al Valencia), Heynckes (ritiratosi), Wimmer e Wittkamp. Bruns, Lausen e Gores non sono all’altezza. Il tracollo inizia dopo 2’ con il gol-lampo dell’indiavolato Salinas (appena prelevato dal Chacarita per 28 milioni di lire). Al 37’ raddoppio di Mastrangelo che umilia un Vogts al canto del cigno e al 39’ ancora Salinas fa tris. I biancoverdi escono tra i fischi dei 40mila del Wildparkstadion. Non sono passati neppure 40 giorni dal successo della nazionale di Menotti, che l’Argentina è di nuovo sul tetto del mondo.

1979: OLIMPIA PADRONA
Niente bis del Boca, perché sia Liverpool, che la finalista Bruges snobbano l’edizione 1978. Saltiamo quindi al 1979 con l’ultima finale su due gare. Si sfidano due nazioni esordienti, Paraguay e Svezia, non certo il fior fiore del calcio mondiale…
L’anno magico del calcio paraguayano inizia con il successo dell’Olimpia nella Libertadores, prosegue con l’Intercontentale e termina con la vittoria della Seleccion Paraguaya in Copa America. L’Olimpia, che è diretto dall’uruguayano Luis Cubilla e dispone di 7 nazionali, ha vinto la Libertadores battendo il Boca Juniors 2-0 nel calientissimo “Defensores del Chaco”, poi ha chiuso sullo 0-0 il ritorno alla Bombonera. Più agevole la vittoria sul Malmö, sorprendente finalista europeo, che rimpiazza il Nottingham Forest. Siamo in pieno novembre, in Svezia si battono i denti, ma la squadra di Cubilla si impone con una rete dell’attaccante Evaristo Islasi al 41’. Ad Asuncion, il 2 marzo 1980, davanti al presidente-dittatore del Paraguay, Alfredo Stroessner, apre su rigore il fluidificante Solalinde (39’), ma gli scandinavi, guidati in panchina dall’inglese Bob Houghton e in campo dal trottolino Robert Prytz, futuro mediano di Atalanta e Verona, pareggiano con Erlandsson (46’), prima che il subentrato Michelagnoli segni il gol del 2-1 al 71’, spegnendo i sogni degli scandinavi, cui non è servita una tournée di acclimatamento in Paraguay a gennaio.

1980: FINALE IN GARA UNICA AL NACIONAL
Quello del 1980 è il primo spartiacque: Nottingham Forest e Nacional non si accordano per il doppio confronto, si fa avanti Los Angeles, proponendosi come sede neutrale. E’ qui che entra in scena la giapponese Dentsu Incorporated, agenzia appoggiata dalla casa automobilistica Toyota e dalla Isl (International Sport and Leisure), con sede a Lucerna, in Svizzera, dietro la quale si mormora ci sia l’Adidas. Si stabilisce di far giocare la sfida a Tokio e di pagare le spese di viaggio e alloggio alle due rivali. La diretta tv è venduta in 15 paesi. Fischio d’inizio a mezzogiorno in punto dell’11 febbraio 1981 davanti a 62mila spettatori, tra lo scetticismo della stampa di mezzo mondo. Il Giappone, anche se equidistante dai due paesi in gara (9.500 chilometri), non ha infatti tradizioni calcistiche. Il Nacional, giustiziere dell’Inter Porto Alegre di Falcao in Libertadores, polemizza per il pessimo stato del campo, assai spelacchiato, ma gioca e vince. E’ sufficiente una rete di rapina del centravanti Victorino, che un anno dopo passerà al Cagliari, al 10’. Il Forest, che ha le maglie con il nome stampato sulle spalle, fallisce alcune buone occasioni per rimediare con Trevor Francis e perde un’imbattibilità che durava da ben 42 gare. Victorino, votato da 30 dei 50 giornalisti presenti quale miglior giocatore, si porta a casa una Toyota Starlet nuova fiammante. La sceglie rossa («perché è il colore predominante nella bandiera giapponese»), poi la regala alla sorella. Solo un mese prima l’Uruguay aveva vinto il Mundialito Club: se il 1979 è l’anno “paraguayo”, il 1981 è l’anno “uruguayo”.
Davide Rota
4 - Continua

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