mercoledì 10 agosto 2011

La storia della Coppa Intercontinentale (5)

1981: AI PIEDI DEL “GALINHO”
Ben due Toyota Cup nello stesso anno solare, il 1981: a dicembre tocca a Flamengo e Liverpool, due “big” accomunate dal lutto per la morte dei loro ex tecnici. Claudio Coutinho è scomparso a soli 42 anni in un incidente di pesca subacquea. Al 67enne Bill Shankly, che nel 1974 aveva passato la mano a Bob Paisley, è stato fatale un infarto. Sulla panchina carioca c’è Paulo Cesar Carpeggiani, 33 anni, che si è appena ritirato. Il “Fla” è favorito, teme solo il clima, visto che passa dai 35 gradi di Rio ai 12 di Tokyo. Il celebratissimo Zico non segna, ma delizia la platea con alcune giocate da tramandare ai posteri: al 12’ serve su un piatto d’argento a Nunes la palla del vantaggio e al 33’ spara una delle sue famose punizioni obbbligando Grobbelaar a un’affannosa respinta che Adilio ribadisce in rete. Nunes, al 41’, scolpisce il risultato sul 3-0, grazie a un altro assist del “Galinho”, che con colpi di tacco, tunnel e lanci al bacio fa letteralmente impazzire la difesa dei “Reds” e si porta a casa l’auto riservata al migliore in campo. Sono passati quasi 20 anni dalle magie di Pelé a Lisbona: il Brasile ha un nuovo “Rey”.
Zico esulta: la Coppa Intercontinentale è sua



1982: INGLESI ANCORA AL PALO
In tono minore la finale 1982: l’Aston Villa sbatte sul Peñarol e il calcio inglese incassa la terza sconfitta in serie. Hugo Bagnulo esulta al 27’ grazie al brasiliano Jair Gonçalves, con un calcio piazzato da lontano su cui Jimmy Rimmer non è impeccabile, anche se è forse Morena, sulla respinta a ribadire in rete a palla non ancora entrata. Al 67’ il raddoppio di Walkir Silva su rapida azione di contropiede. I Villans hanno nel solo Gary Shaw, il Bravo ‘82 del Guerino, l’unico elemento di classe internazionale. Gonçalves è il “man of the match” e vince la Toyota Carina. Gli aurinegros, al terzo alloro dopo quelli di 1961 e 1966. vanno in testa all’albo d’oro.

1983: NEL SEGNO DI PORTALUPPI
Altra edizione non troppo esaltante è quella del 1983, tra Gremio e un Amburgo che ha sbeffeggiato la Juventus di Platini, di Boniek e dei sei campioni del mondo ad Atene. Partita tattica, sbloccata al 37’ da un lampo del geniale Renato Portaluppi, che ha tre abitudini, il gol, i calzettoni bassi e le belle donne. Il “Gaucho” s’invola sulla destra, gigioneggia con la palla portandosi a spasso il difensore e infilza Stein sul suo palo. Ma la proverbiale tenacia dei tedeschi si concretizza con il pari di Schroeder: punizione di Magath, sponda area di Jakobs e il difensore amburghese firma l’insperato 1-1 quando mancano solo tre minuti. Esultano i tifosi dell’Amburgo, in verità giovani giapponesi assunti dagli organizzatori. Michel Vautrot manda le squadre ai supplementari e dopo 3’ è ancora Renato a siglare il sorpasso: stop di destro e tiro di sinistro, un bijoux! A fine gara Renato, che nel 1983 passerà alla Roma si inginocchia e scoppia a piangere. Sua, l’automobile del “hombre del partido”, ma è difficile pensare che l’abbia regalata alla sorella...
Renato Portaluppi, man of the match

1984: LIVERPOOL ALL'ASCIUTTO
Prende corpo la “Maledizione di Tokio” quando il Liverpool, quarta inglese su cinque edizioni, ci riprova nel 1984, sfidando l’Independiente, primatista di partecipazioni, ben sei. Tra inglesi e argentini non corre mai buon sangue, inoltre è il primo testa a testa ufficiale dalla fine della guerra delle Malvinas, o Falkland che dir si voglia... Gara piacevole, con due allenatori, Pastoriza e Fagan, che hanno già vissuto l’Intercontinentale (il primo da giocatore, il secondo come vice-Paisley). La tendenza viene confermata e l’Europa continua a rimanere all’asciutto in Giappone. Buona prova di Burruchaga e Bochini, unico supersite della vittoria del 1973 sulla Juve, ma il gol-partita (in netto fuorigioco) è di José Percudani, al 6’. Figlio di un imbianchino, il “Pelito”  Percudani è stato convocato a sorpresa al posto di Bufarini, che con due gol aveva deciso la Libertadores. Il Liverpool schiera punte di qualità come Dalglish, Rush e Wark, ma l’assenza di un cervello come Souness, passato alla Samp, si fa sentire.
Davide Rota
5 - Continua

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