mercoledì 10 agosto 2011

La storia della Coppa Intercontinentale (9)

2000: RISCATTO BOCA
L’edizione del 2000 è quella delle rivincite: sulla panchina del Boca Juniors troviamo Carlos Bianchi, che non ha ancora digerito il fallimento con la Roma e con il palocoscenico europeo. Martin Palermo è il centravanti passato alla storia per aver fallito tre rigori in una gara (Argentina-Colombia 0-3 del 1999) ed è stato a un passo dalla Lazio. “El Loco” parte fortissimo contro il Real Madrid di Casillas, Figo e Raul, segnando due gol nei primi 6 minuti. Il primo con un tocco ravvicinato su assist di Delgado e il secondo su un lancio dell’ottimo Riquelme dalle retrovie. La risposta dei bianchi di Del Bosque è in due occasioni di Roberto Carlos: traversa all’8’ e gol di sinistro al 13’. Raul spreca il possibile pareggio.




2001: KUFFOUR RE DELLA BAVIERA
Niente bis del Boca nel 2001. La coppa va al Bayern, che vola in Giappone con soli 14 giocatori, a causa dei numerosi infortuni. Gli argentini rimangono in 10 nel primo tempo per l’espulsione di Delgado (doppia ammonizione). Nella ripresa è la squadra di Bianchi, pur in inferiorità numerica, a sfiorare la vittoria. Si va ai supplementari e al 110’ il ghanese Kuffour risolve un batti e ribatti in area segnando il gol più importante della sua carriera. Il Bayern di Hitzfeld ripete così il trionfo del lontano 1976.

2002: RONALDO SI PRENDE TUTTO
Pronostico rispettato nel 2002. Mandato in pensione lo stadio Olimpico di Tokio, la finale della Toyota Cup si gioca per la prima volta a Yokohama, a 30 chilometri dalla capitale. Il Real Madrid dei “galacticos”, giocattolino del presidentissimo Florentino Perez, non può aver paura dell’Olimpia Asuncion. I paraguayani, guidati da Nery Pumpido, portiere argentino a Messico 86, nulla possono contro lo strapotere dei vari Figo, Raul, Zidane, Roberto Carlos, anche se colgono un clamoroso palo con Hernan Lopez. E’ l’anno d’oro di Ronaldo, che solo cinque mesi prima, sempre a Yokohama, aveva battezzato con una doppietta la finale Brasile-Germania (2-0) e sta per conquistare il suo secondo pallone d’oro, dopo quello del 1997. Il Fenomeno apre le marcature al 14’, su lancio calibrato di Figo e stupendo velo di Raul. Su un altro assist di Figo, il biondo Guti mette il sigillo sul 2-0 all’84’, con una fantastica girata di testa. Si contano venti tiri nella porta del malcapitato Tavarelli. Addirittura nel primo tempo la squadra di Del Bosque tiene palla per più di un minuto. Le “merengues” raggiungono così Milan, Nacional e Peñarol a quota tre, chiudendo l’anno del centenario con tre successi internazionali: Champions, Supercoppa e Intercontinentale.
Mondiale per Nazionali, per club e Pallone d'Oro: il 2002 è l'anno del “Fenomeno”


2003: ANCELOTTI MASTICA AMARO
Siamo al 2003, anno che segna il ritorno di un’italiana (l’ultima era stata la Juve nel 1996). Il Milan di Carletto Ancelotti ha battuto la Juve ai rigori nella finale dell’Old Trafford. Tanti campioni: Maldini, Pirlo, Seedorf, Kakà e Shevchenko, mentre dall’altra parte c’è un Boca Juniors operaio con Pato Abbondanzieri in porta, i ruvidi Schiavi e Burdisso, l’opportunista Guillermo Barros Schelotto, insomma, non proprio fini dicitori. Il talento lo mette Carlitos Tevez, che entra però solo in corso d’opera. Roberto Beccantini, sul Guerin Sportivo scrive «Il Boca è un vascello di pirati, non una portaerei». Dopo il vantaggio iniziale del danese Tomasson (24’, su allungo di Pirlo), cinque minuti dopo Donnet pareggia, su un’uscita difettosa di Dida. Lotteria dei rigori: sbaglia Pirlo, segna Rui Costa, errore di Seedorf e goffa “zappata” di Costacurta, cui l’Intercontinentale continua a dire male. Il colpo decisivo lo affonda Raul Alfredo Cascini, un mediano di lontane origini pescaresi, che si ritirerà nel 2007 senza aver mai esordito in nazionale.
Tutta la gioia dei giocatori del Boca: il Milan è battuto
 
2004: PORTO ALL'ULTIMO RESPIRO
La grande epopea dell’Intercontinentale ha fine nel 2004 con una sfida non proprio nobilissima, ma ricca di spunti curiosi: c’è il Porto, che ha già vinto nel 1987 e ci sono gli sconosciuti colombiani dell’Once Caldas. Nel Porto, che Mourinho ha portato sul tetto d’Europa e che Del Neri ha diretto per poche settimane, c’è il tecnico spagnolo Victor Fernandez, ex Betis. Dall’altra parte, Luis Fernando Montoya, professore di educazione fisica, che ha compiuto un miracolo trascinando un club provinciale a vincere la Libertadores. L’Once Caldas fa capo alla cittadina di Manizales, 400 mila abitanti ed è sempre rimasto all’ombra delle più blasonate squadre di Bogotà e Medellin. La gara è un vero e proprio assalto al fortino difeso da Henao. Ben quattro legni, due reti annullate (entrambi regolari) al sudafricano McCarthy, sembrano fare da prologo a una sconfitta beffarda. Nei supplemantari il portiere Vitor Baia sviene e viene ricoverato in ospedale per una tachicardia, forse dovuta al cambio di fuso orario. Al suo posto entra Nuno. I rigori, dopo 120’ di assedio, sono da vietare ai deboli di cuore: il futuro juventino Diego segna e prende a male parole il portiere Henao (a quanto pare per vecchie ruggini) ed entra nel guinness dei primati rimediando un cartellino rosso a gara finita. Maniche coglie in pieno la traversa, ma Fabbro, che potrebbe far vincere i suoi, centra il palo. Si va a oltranza e dopo l’errore di Garcia, il lusitano Pedro Emanuel regala al Porto la seconda coppa. Dieci giorni dopo, il 22 dicembre 2004, una drammatica notizia: il tecnico dell’Once, Montoya, rimane gravemente ferito durante una rapina. Va in coma, poi si riprende, ma rimane tetraplegico. Tutta la Colombia si commouve. Oggi, a sei anni di distanza, Montoya può finalmente parlare, anche se aiutato da un respiratore. La fede in Dio e nel calcio e la famiglia l’hanno aiutato a vincere questa battaglia. La Coppa Intercontinentale persa rimane un dettaglio...
Davide Rota
9 - Continua

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