mercoledì 10 agosto 2011

La storia della Coppa Intercontinentale (7)

1989: SACCHI IN CIMA AL MONDO
Solamente in quattro occasioni una squadra ha vinto due volte di fila: dopo il Santos di Pelè e l’Inter di Herrera, è nel quinquennio 1989-93 che si registrano le altre due doppiette: Milan 1989-1990 e San Paolo 1992-1993.
L’edizione 1989 nasce sotto una cattiva stella per le polemiche che accompagnano l’Atlético Nacional Medellin, prima colombiana a vincere la Libertadores. Si sussurra che il presidente Sergio Naranijo abbia rapporti con il famigerato narco-trafficante Pablo Escobar, ma il Milan accetta di giocare senza riserve. I biancoverdi hanno nove effettivi nel giro della nazionale, che nel 1990 si farà apprezzare ai Mondiali in Italia. Francisco Maturana, allenatore del Nacional e al tempo stesso ct, professa un calcio offensivo, lanciando la sfida al profeta della zona Arrigo Sacchi.
Il campionato colombiano è fermo per l’omicidio dell’arbitro Ortega e il Nacional ha potuto preparare al meglio l’appuntamento giapponese. I suoi assi sono il portiere-funambolo René Higuita, il centrale Andrés Escobar (che verrà tragicamente assassinato dopo un’autorete ai Mondiali 1994) e il centrocampista Leonel Alvarez. Al 90’ siamo ancora 0-0, anche perché il Milan soffre l’assenza del fromboliere Gullit, fresco di operazione al ginocchio. Quando manca un minuto alla fine dei supplementari, Van Basten, imbeccato da Rijkaard, subisce un fallo dal limite. Il neoentrato Evani “soffia” la punizione a Donadoni e la palla, per la gioia di Sacchi (con vistosi occhiali Rayban neri) e Galliani (che entra in campo saltando come un grillo) va dentro bucando la barriera. Milan sul tetto del mondo a 20 anni dalla prima volta.




1990: VALANGA ROSSONERA PER IL BIS
Nel 1990 l’avversario del Milan è l’Olimpia Asuncion, diretto dall’uruguayano Luis Cubilla, uno che ha già vinto il trofeo sia da giocatore che da tecnico e che si definisce “Il miglior allenatore del mondo”. Un portiere di 42 anni (Ever Almeida) con un po’ di pancetta e un solo giocatore noto, il centravanti Raul Amarilla, opposti a una squadra stellare, con un Gullit in più nel motore. Tuttavia, inizia male. Il Milan, dopo 25’, perde Paolo Maldini, che si frattura la clavicola cadendo malamente a terra. Le streghe le scaccia Rijkaard al 44’, su cross di Gullit, con un imperioso stacco aereo, poi è Stroppa (61’) a raddoppiare riprendendo un tiro di Van Basten finito sul palo. Il terzo centro è ancora di Rijkaard, di testa (ma in tuffo), su un sontuoso pallonetto del “cigno di Utrecht” respinto dalla traversa.
L'esultanza dei rossoneri, due volte in cima al Mondo (89 e 90)

1991: ACUTO JUGOSLAVO
Nel 1991 la finale che non t’aspetti: sono rappresentate una Jugoslavia sul punto di disgregarsi e il piccolo Cile. Stella Rossa-Colo Colo è l’ultimo grande evento sportivo della patria del Maresciallo Tito e sui tre voli charter in partenza da Belgrado salgono mille tifosi. Rispetto all’undici che ha vinto la Coppa Campioni a Bari, battendo il Marsiglia ai rigori, mancano Stojkovic (passato al Verona) e Prosinecki, finito al Real Madrid. C’è il libero Belodedic (che ha perso una “i” e il suo cognome è stato “serbizzato”) ex Steaua. Vladimir Popovic, erede di Ljupko Petrovic, si trova di fronte un connazionale (benché di origini croate): è Mirko Jozic, che dopo aver trascinato la Under 20 jugoslava sul tetto del mondo, si è fermato a Santiago a guidare i giovani del Colo Colo ed è quindi stato promosso in prima squadra. Si distinguono le ali Patricio Yañez e Hugo Rubio: il primo ha giocato in Spagna; il secondo è un ex meteora del Bologna. Più forte la “Crvena Zvezda” con il duttile Jugovic, la Scarpa d’Oro Pancev e le mezzepunte Savicevic e Mihajlovic, tutti dal futuro italiano. Jugovic apre al 19’ e raddoppia al 59’, mentre Pancev sigla il 3-0 al 72’. Il Colo Colo non sfrutta l’uomo in più: al 44’, infatti, Savicevic si è fatto espellere per una gomitata ad azione lontana su Ramirez.

1992: SAMBA BRASILIANO
Parata di stelle nel 1992, finalmente su un prato all’altezza: nel San Paolo di Telè Santana ci sono l’ex doriano Cerezo e l’ex torinista Müller. Il Barcellona di Cruyff allinea Guardiola, Koeman, Laudrup e Stoichkov. E’ proprio il bulgaro, al 12’, ad ammutolire i 2000 tifosi brasiliani (e gran parte dei giapponesi, che si sono schierati al loro fianco) con una conclusione liftata che batte Zetti e s’infila nel sette. Rabbiosa reazione paulista e Zubizarreta si salva in quattro occasioni, fino a che, al 29’, Raì si tuffa a pesce su un centro a mezza altezza e segna colpendo forse di petto o forse di tacco. Il fratello di Socrates, al 79’, sancisce il 2-1 definitivo con una punizione che toglie le ragnatele dall’incrocio.

1993: IL SAN PAOLO CONCEDE IL BIS
Nel 1993 ritroviamo il Milan, non da campione d’Europa, bensì da ripescata al posto del Marsiglia, squalificato e mandato in B dalla Federcalcio francese dopo lo scandalo che ha visto coinvolto patron Bernard Tapie. Per il Sudamerica riecco il San Paolo di Santana, con qualche ritocco. Cafu da ala a terzino e Leonardo al posto di Raì, venduto al Psg. La vigilia è allietata da una presenza illustre in albergo, quella della rockstar Madonna. Il Milan di Capello, l’esatto contrario di quello di Sacchi, spopola in Italia, ma balbetta in Europa, dove ha perso la Champions con l’OM (capocciata di Boli) e la supercoppa con il Parma. L’unico asso straniero (non certo Papin o peggio ancora Raducioiu) che regge il confronto con Gullit e Van Basten, è il “genio” Savicevic, spedito in tribuna dopo un litigio con il tecnico. Il montenegrino sembrerebbe squalificato per l’espulsione rimediata del 1991, ma viene riabilitato dalla Fifa. Capello lo lascia fuori ugualmente dicendogli che non se la sente di dire a Papin o Raducioiu di fargli posto. Berlusconi non gradisce.
Apre Palhinha (19’), in anticipo su Costacurta, ma al 3’ della ripresa rimedia Massaro (che sullo 0-0 aveva colto una clamorosa traversa con una volée da 35 metri). Al 60’ il sempreverde Cerezo (38 primavere) anticipa e brucia il giovane Albertini (22 anni) e fa 2-1. All’81’ altro sussulto di Papin (sponda di testa di un Massaro in forma strepitosa) e sembra fatta per l’extra-time, ma Cerezo pesca il jolly lanciando Müller in profondità; Sebastiano Rossi gli esce addosso, ma perde la palla, che carambola sul piede dell’attaccante e va dentro. E’ l’86’ e il 3-2 è anche il risultato finale. A fine gara 
Savicevic ha un... Diavolo per Capello.
Dopo il Milan, anche il San Paolo trionfa in due edizioni consecutive

1994: VELEZ A SORPRESA, MILAN DA DIMENTICARE
Nel 1994 arrivano i controlli antidoping, si gioca su settimana e di sera. Favorito è il Milan, stavolta ammesso a pieno titolo, dopo che in Coppa Campioni ha asfaltato (4-0) il Barcellona e messo a tacere il presuntuoso Cruyff. Nell’albergo, con i rossoneri, stavolta c’è Arnold Schwarzenegger. Il Vélez Sarsfield (nome della stazione ferroviaria di Liniers, quartiere di Buenos Aires) è guidato dalla bandiera Carlos Bianchi, rientrato al suo primo amore dopo una carriera francese costellata di reti. L’unico nome di un certo spessore è quello del portiere del Paraguay, José Luis Chilavert, specialista nei rigori, nel senso che li para, ma sa anche calciarli benissimo. E’ una gara stregata per i rossoneri, che prendono due reti nella ripresa dal futuro romanista Trotta (rigore al 51’) e dall’attaccante Asad, detto “el Turco”, sei minuti dopo. Rosso al secondo portiere Guzman, entrato in campo ad esultare e a Costacurta per fallo da ultimo uomo su Asad, a coronamento di una serata da commedia degli errori shakespeariana. Billy ha sulla coscienza anche il fallo su Basualdo che genera il primo gol e il retropassaggio sbagliato a Rossi sul secondo. E’ un Milan nervoso, pieno di polemiche interne (stavolta l’escluso eccellente è Di Canio).

1995: AJAX DI RIGORE
Da dimenticare l’edizione 1995, con l’Ajax spettacolo di Louis Van Gaal che arriva a Tokio con una striscia di 65 gare di imbattibilità, ma sbatte contro il muro del Gremio. I brasiliani restano in dieci al 60’, dopo che il paraguayano Rivarola si becca due gialli in tre minuti per altrettanti interventi fallosi su Kluivert. Soluzione affidata ai rigori: Van der Sar para il tiro di Dinho, Kluivert spara fuori, Arce prende la traversa, poi segnano tutti e il 34 enne capitano Danny Blind, trasforma il penalty decisivo.
Davide Rota
7 - Continua

Nessun commento:

Posta un commento