mercoledì 10 agosto 2011

La storia della Coppa Intercontinentale (6)

1985: CHIAMATELA SUA MAESTA' JUVENTUS
La finale più bella, quella rimasta più di ogni altra nell’immaginario collettivo è senz’altro Juventus-Argentinos Juniors del 1985, non solo per gli altalenanti colpi di scena, per il magnifico gol di Laudrup o per il fatto che la Juventus, vincendola è diventata la prima europea a mettere in bacheca tutte le coppe, ma soprattutto per la faccia “un po’ così” di Michel Platini, sdraiato per terra a commentare l’annullamento di un suo splendido gol da parte dell’arbitro Roth
I “bichos colorados” sono un’incognita: solo Olguin (Campione del Mondo 1978) e il barbuto Batista (lo sarà nel 1986) hanno blasone. José Yudica attua un gioco fatto di passaggi rapidi e schiera uno strano tridente in cui la stella Claudio Borghi, titolare dopo la cessione di Pasculli al Lecce, è il centravanti arretrato. E’ lui a mandare in gol le punte esterne Ereros (55’) e Castro (75’), dopo che Platini ha momentaneamente pareggiato su rigore per atterramento di Serena da parte di Olguin. Ci vuole una triangolazione Laudrup-Platini-Laudrup perché Trapattoni riacciuffi il 2-2 quando mancano solo 8’. Il danese viene sbilanciato dal portiere, ma resta in piedi e segna da posizione defilatissima. Ma è sull’1-1 che la Juve segna il gol più bello, con Platini che controlla al volo, fa scendere la palla e batte Vidallé di sinistro. Roth annulla per un fuorigioco passivo, di Serena: «Un delitto» scrive Adalberto Bortolotti, inviato del Guerino a Tokio «perché gol del genere capitano una volta all’anno e andrebbero tutelati dal Wwf». Mentre su Canale 5, Giuseppe Albertini, prestato dalla Tv Svizzera, parla di gara «Fantasticamente interessante» e la seconda voce Roberto Bettega freme per le sorti dei suoi ex compagni, scorrono i supplementari. Per la prima volta si va ai rigori: Tacconi para il tiro di Batista, sbaglia Laudrup, ma il portierone bianconero neutralizza anche il tiro di Pavoni. Il tiro del tripudio è sui piedi di Le Roi Platini: palla da una parte, portiere dall’altra, “noblesse oblige”... La coppa torna in Europa dopo 9 anni e Michel, migliore in campo, rinuncia all’auto preferendo l’assegno da 15 milioni di lire. Coppa Campioni, Coppa Coppe, Uefa, Supercoppa e Intercontinentale: nella bacheca di Madama non manca più nulla...
Michel Platini, sdraiato alla Paolina Borghese, dopo lo stupendo gol annullato 


1986: RIVER PLATE DI MISURA
Anno 1986: per il Sudamerica c’è finalmente il glorioso River Plate, mentre l’Europa, dopo l’inguardabile finale vinta ai rigori con il Barcellona, manda avanti i romeni della Steaua. Per ordine di Nicolae Ceausescu la squadra di Bucarest va a dormire nell’ambasciata romena, anziché in albergo. Gli argentini di Hector “Bambino” Viera mettono sul piatto cinque campioni del mondo: Alonso e Gallego (1978), Pumpido, Ruggeri ed Enrique (1986), la Steaua ha un portierone, Helmut Duckadam, che viaggia con la squadra ma non gioca, per un problema a un braccio. Inizia così un mistero sulle sue condizioni di salute. Gira voce che il dittatore gli abbia fatto spezzare un braccio, perché invidioso dei suoi successi, ma lui, in un’intervista postuma, parlerà di trombosi. I dubbi restano ancora oggi. Al 10’ l’uruguayano Bazan annulla un gol a Belodedici, poi, al 28’, sfruttando una punizione battuta a sorpresa da Funes (che morirà d’infarto nel 1992), Alzamendi tira, Stingaciu respinge e Alzamendi, pure lui uruguayano, segna (di testa) l’unica rete di una gara bruttina.

1987: DALLA NEVE EMERGE IL “TACCO DI ALLAH”
Nel 1987, dopo sette edizioni di nuvole e smog, Porto-Peñarol inizia e finisce sotto una fitta nevicata. I “mirasoles” sono guidati dall’emergente Oscar Washington Tabarez. Come nella finale di Coppa Campioni contro il Bayern, sale sulla ribalta l’algerino Rabah Madjer, il “tacco di Allah”, che firma il 2-1 al minuto 109. Prima di lui avevano segnato il veterano Fernando Gones (42’) e l’uruguayano Viera (80’). Sembra quasi beach soccer, su un campo infame: Rui Barros, alto 1 e 59, non sta in piedi e non si vedono le linee, che da regolamento dovrebbero essere segnate in rosso. L’organizzazione fornisce guanti bianchi di lana, mentre alcuni giocatori del Porto sono in maniche corte. C’è chi come Aguilar non ha mai visto la neve in vita sua. Con il passare dei minuti il campo è un pantano unico, il pallone si guasta (fuoriesce la valvola, creando un curioso effetto chewing gum) e viene sostituito. lncredibilmente l’arbitro austriaco Wohrer non deve tirare fuori nessun cartellino.

Manifesto della finale dell'87
1988: LA TERZA VOLTA DEL NACIONAL
Ritorno alla normalità (e al sole) nel 1988: ancora Uruguay (Nacional) e Olanda, con il Psv Eindhoven del non ancora santone Guus Hiddink. Sette minuti e l’undici di Montevideo è in vantaggio con un colpo di testa di Ostolaza, su azione da calcio d’angolo e uscita a farfalle di Van Breukelen. L’arbitro non concede un vistoso rigore su De Lima e il Psv pareggia al 75’ con la sua stella, il brasiliano Romario, sempre di testa, su lunghissima rimessa con le mani di Gerets. Nei supplementari “Rambo” Koeman trasforma un rigore inesistente (Gillhaus è appena sfiorato) al 110’. Ma da un corner dubbio, quando i 120’ stanno per scadere, Van Breukelen esce ancora a vuoto e Ostolaza firma la doppietta, firmando il 2-2 in fotocopia. Rigori-shock: il danese Lerby fallisce il colpo del ko, calciando sulla traversa. Oltranza: al ventesimo tiro dopo l’errore di Van Aerle, Gomez regala la terza coppa ai “Tricolores”. Per capitan Hugo De Leon, terzo alloro dopo quelli col Nacional 1980 e col Gremio 1983.
Davide Rota
6 - Continua

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