giovedì 4 agosto 2011

La storia della Coppa Intercontinentale (2)

1964: HH SUL TETTO DEL MONDO
Quattro nazionali argentini di buon livello, il centrale Navarro, l’ala destra Bernao e la coppia di sinistra formata da Rodriguez e Savoy, questi ultimi così affiatati che dalle loro parti vengono chamati “le gemelle Kessler”. L’Independiente non sembra imbattibile, ma il pericolo arriva dalla grinta, dalla rabbia, rossa fuoco come le sue maglie, che si ispirano a Garibaldi. Il duello del 1964 tra l’Inter di Herrera e i “rojos” di Armando Renganeschi è tra compagini difensiviste, che raramente infilano storiche goleade. La prima gara si gioca ad Avellaneda e solo un gol-fantasma di Mario Rodriguez, complice una papera di Sarti, rompe l’equilibrio. Al ritorno a San Siro, il “Mago” cambia Tagnin con Malatrasi e Peirò con Milani. Le reti di Mazzola all’8’ e Corso al 38’ mettono al riparo da rimonte, anche se nella ripresa i nerazzurri falliscono più volte il terzo gol. Herrera prepara la “bella” nel migliore dei modi, con tanti tatticismi. Gli argentini sfiorano il colpaccio, costringendo Sarti agli straordinari e la gara che scivola ai supplementari. Al 110’, con le due squadre allo stremo delle forze, l’azione decisiva: lungo lancio di Peirò per Milani, che d’esterno rimette al centro per Mariolino Corso, stop di petto formidabile e gran gol al volo.




1965: ANCORA GRANDE INTER
Un anno dopo, nel 1965, curiosamente, le stesse squadre sono di nuovo contro, ma sulla panchina dei “rojos” siede stavolta Manoel Giudice. Tre novità nell’Independiente: il figlio d’arte De La Mata, che nel 1964 era stato giudicato troppo acerbo, il centravanti Avallay e il terzino sinistro Ricardo Pavoni, un uruguayano con i baffoni che sembra uscito da uno “spaghetti western”. L’Inter contrappone elementi di maggior classe, come Jair, Corso, lo stesso Peirò e l’immaginifico Luisito Suarez. All’andata a San Siro, apre Peirò dopo due minuti, poi Sandrino Mazzola, con una splendida doppietta, mette in cassaforte il 3-0. A Baires, Herrera va ad imporre lo 0-0, nonostante il lunghissimo recupero dell’arbitro nippo-peruviano Yamasaki.

Suarez e Facchetti sollevano la Coppa Intercontinentale

1966: PENAROL SUL VELLUTO
Edizione revival quella del 1966, dove si ritrovano le squadre che hanno battezzato la competizione sei anni prima: Peñarol e Real Madrid. Curiosità: per la prima volta in Libertadores partecipano anche le squadre vice-campioni, ad eccezione del Brasile che polemicamente diserta. Rientrerà nel 1967, ma con una sola squadra. L’Europa, dal canto suo, allargherà il torneo a seconde, terze e perfino quarte classificate a partire dal 1996-97, ma questa è un’altra storia. Torniamo al 1966: sulla panchina degli “aurinegros” siede Roque Maspoli, il portiere campione del mondo 1950 e i reduci della sfida del 1960 sono capitan Gonçalves e il centrattacco Spencer. Tutti i giocatori del Peñarol  sono nazionali dell’Uruguay, esclusi gli stranieri Gonçalves (Brasile), Spencer (Ecuador) e Joya (Perù). Meno “galactico” rispetto a quello passato, il Real: capitan Gento guida una squadra relativamente giovane e la sua assenza nella gara d’andata a Montevideo stavolta si fa sentire. E’ un match equilibrato che viene sbloccato da una bella giocata del vecchio Júlio César Abbadie, 36 anni, volto noto ai tifosi del Genoa, dove ha spopolato negli anni 50. Proprio Abbadie consegna l’assist a Spencer per l’1-0. Nella ripresa i bianchi si riversano all’attacco, ma crollano al 68’, quando Pachin viene espulso per una brutta entrata sull’incontenibile bomber ecuadoregno, che al 74’ raddoppia (2-0) riprendendo un tiro di Rocha respinto da Betancourt.
Terna arbitrale italiana, con il “totem” Concetto Lo Bello, affiancato da Gonella e Angonese per la gara di ritorno in terra di Spagna. Santiago Bernabeu, come sempre, è a bordocampo. Alla mezzora Velazquez ruba palla a Betancourt e Lo Bello assegna un contestatissimo penalty al Peñarol, trasformato con sicurezza da Rocha. Il raddoppio che spegne i sogni madridisti, al 41’, nasce da un bellissimo uno-due Rocha-Spencer, concluso in rete dal bomber di colore. E’ la prima volta che una squadra vince due gare su due, un record che verrà eguagliato dall’Olimpia Asuncion solo nel 1979, anche se, contro la finalista e non la vincitrice della Coppa Campioni d’Europa. Il Peñarol di Maspoli non è spregiudicato, ma nemmeno abbonato al contropiede come i suoi predecessori dell’Independiente. Esibisce un buon possesso palla, buone individualità, come quella del portiere di origini polacche Mazurkiewicz (che a fine gara piange di gioia come un vitello) e rinnega il gioco duro.

1967: LA BATTAGLIA PREMIA IL RACING
Nel 1967 è ancora fresco il ricordo della rissa tra Inghilterra e Argentina ai Mondiali: sir Alf Ramsey aveva definito “animals” i sudamericani, per i quali, la differenza tra Scozia e Inghilterra non esiste (o forse non vogliono riconoscerla). Quale migliore occasione di rivalsa che una finale Celtic-Racing Avellaneda? A Glasgow ci sono 100mila persone, compresi i tifosi dei Rangers che per una volta sembrano mettere da parte la rivalità. Gara subito esplosiva: il coach dei “Bhoys”, Jock Stein entra in campo per protestare contro alcuni fallacci sul talentuoso Jimmy Johnstone, per molti il miglior calciatore scozzese di tutti i tempi. L’1-0 è deciso da Billy McNeill a metà ripresa. In Argentina la violenza esplode ancor prima del calcio d’inizio, quando un razzo colpisce e mette fuori uso il portiere Simpson all’uscita dagli spogliatoi. Gioca il dodicesimo Fallon, i biancoverdi non fanno ricorso e pur passando per primi con Gemmell su rigore (Johnstone colpito da un cazzotto in area argentina…),  perdono 2-1 in rimonta con due reti dell’oriundo ligure Raffo.
Nella “bella” di Montevideo succede il finimondo: ben sei espulsi. L’incontro è deciso da una sassata di sinistro in controbalzo del “Chango” Cardenas, ma il protagonista è l’arbitro paraguayano Osorio, che perde il controllo del match ed è costretto ad espellere due argentini (il futuro ct Alfio “Coco” Basile e Rulli) e quattro scozzesi (Johnstone, Lennox, Hughes e Auld), anzi solo tre perché Auld non vuole saperne di uscire e resta in campo fino alla fine! Le violenze costeranno care soprattutto a Jock Stein, che al contrario di Matt Busby (Manchester United), non si vedrà recapitare il titolo di “baronetto” per la Coppa Campioni appena vinta.
Tra i biancocelesti il migliore è il regista Humberto Maschio, un 34enne che grazie alla moglie bergamasca Pea, conosciuta ai tempi dell’Atalanta e al tecnico Pizzuti, so è convinto a rimettersi in forma dopo un anno di inattività. E’ proprio l’ex “angelo dalla faccia sporca” dell’Inter a trascinare i suoi al trionfo. Sul Racing Avellaneda cade però una maledizione, che gli impedirà di vincere altri trofei fino al 1988, anno della non certo trascendentale Recopa.

1968: ESTUDIANTES CON IL BRIVIDO...
Violenza sempre sovrana nel 1968, quando il Manchester United sfida l’Estudiantes, maestra dell’anticalcio, delle perdite di tempo e dei calcioni. Una squadra “rognosa” che nessuno sopporta, neppure in Argentina e che ha vinto la Libertadores malmenando il povero Palmeiras. In verità qualche buon giocatore ce l’ha, come il “narigon” Carlos Bilardo, ct mondiale 1986, o Conigliaro, che decide la gara d’andata su azione da calcio d’angolo. Alla “Bombonera”, stadio del Boca finisce 1-0, con i Red Devils che chiudono in dieci per l’espulsione di Nobby Stiles, uno che quando c’è la rissa ci si butta dentro come un topo nel formaggio. Al ritorno, dopo soli 7’, gran “cabezazo” di Juan Veron, detto la “Bruja” (strega) e padre di Sebastian, suo erede e capitano biancorosso. Estudiantes con la gara in pugno, ma l’ambiente è ostile, con i 62mila di Old Trafford che urlano “animals” all’unisono. Medina prende a calcioni George Best e il nord-irlandese gli porge il pallone in mano, schernendolo, come a dirgli: «Cerca di colpire questo la prossima volta». L’arbitro jugoslavo Zecevic, per non saper leggere né scrivere li manda fuori entrambi. Medina esce attaccando brighe con la panchina dello United, ma Concetto Lo Bello, nelle vesti di segnalinee, più con le cattive che con le buone, lo convince ad andare sotto la doccia. A sessanta secondi dalla fine arriva il pari di Morgan; inglesi tutti all’attacco e all’ultimo tuffo Bobby Charlton segna di testa, ma l’arbitro fischia la fine un secondo prima che gli arrivi il cross! Gol annullato, ma qualche giocatore argentino racconterà di non aver udito il fischio e di aver pensato alla beffa.

1969: ESULTA IL MILAN DI ROCCO
Di nuovo Estudiantes nell’edizione 1969, quando per l’Europa scende in campo il Milan di Rocco, una delle squadre più attrezzate del decennio. E’ il primo anno in cui viene introdotta la differenza reti. Il Milan vince alla grande la gara d’andata, con un 3-0 senza repliche, con Sormani (doppietta inframezzata da Combin) mattatore. A Buenos Aires (di nuovo alla Bombonera) il gol di Rivera al 30’ mette al riparo da brutte sorprese, ma la squadra di Osvaldo Zubeldia, dopo aver rimontato con Conigliaro (43’) e Aguirre Suarez (44’) inizia una squallida caccia all’uomo: Prati e Rivera vengono presi a pugni, Combin, finisce all’ospedale con il setto nasale spaccato da una testata del portiere Poletti (che avrà 30 giorni di carcere e 7 mesi di squalifica) e con la scusa che è nato in Argentina (ma è naturalizzato francese) viene pure arrestato per renitenza alla leva. Solo l’intervento dell’ambasciatore italiano, ad evitare uno spiacevole incidente diplomatico, gli permetterà di tornare in libertà.

I giocatori del Milan sorridenti: la battaglia con l'Estudiantes è vinta
Davide Rota
2 - Continua


1 commento:

  1. Gran bell'analisi. Solo una precisazione: non fu José Medina, ma Carlos Bilardo il giocatore dell'Estudiantes a cui George Best mostrò il pallone in segno di scherno e avvenne nella partita di andata alla Bombonera, non nel ritorno dell'Old Trafford. Qui lascio un breve filmato di quel "leggendario" episodio:

    http://www.youtube.com/watch?v=nM1OnW7jD78&noredirect=1

    Ciao,

    Luca Gandini

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