martedì 28 febbraio 2012

Edinson Cavani e Pedro Petrone

Edinson Cavani
Ha conquistato l'Italia a suon di gol. Ora, a suon di gol, sta conquistando l'Europa. Edinson Cavani è oggi uno degli attaccanti più forti del mondo. Ha il fisico da prima punta, ma sa muoversi su tutto il fronte offensivo, tenere alta la squadra e segna con grandissima regolarità. Segna soprattutto gol pesanti. Viene dall'Uruguay, una terra che sembrava caduta nell'oblio dopo i fasti degli Anni '20, '30 e '50, ma che negli ultimi anni ha saputo tornare ad altissimi livelli: quarto posto al Mondiale sudafricano, successo schiacciante in Coppa America. E una nuova generazione di giocatori di caratura internazionale: Suarez e Forlan (non quello visto in questi mesi all'Inter, ma il Forlan vero, cecchino puntuale dell'Atletico Madrid e leader a tutto campo della Celeste), Lugano e Cavani.

Ha da poco compiuto i 25 anni, Cavani, l'età di cui di solito un campione inizia a lasciare tracce di sè sulla storia. Dopo alcune buone stagioni al Palermo, è diventato l'idolo di Napoli: 26 reti alla prima stagione, già 15 in questa, 5 in 7 partite in Champions League. Ma i numeri sembrano destinati a crescere. Così come la considerazione e le richieste dei grandi club. Fuori dal San Paolo c'è la trafila: Chelsea, Manchester City, Real Madrid...

Pedro Petrone
C'è stato un tempo in cui sfornare centravanti del livello di Cavani, per il piccolo Uruguay, non era l'eccezione, ma la regola. Uno, in particolare, è diventato celebre. Anche in Italia. Si chiamava Pedro Petrone, chiamato “l'Artillero”. Era uno dei più bravi numeri 9 degli Anni '20, a tratti probabilmente anche il migliore. Il grande Hector Scarone, suo compagno nei trionfi in nazionale, una sorta di Pelè dell'anteguerra, stravedeva per lui: «Non abbiamo problemi ad andare in gol: basta lanciare la palla al centro per “Perucho”. Ed è gol».

Le cronache raccontano che Petrone non fosse stilisticamente raffinatissimo, ma la velocità, il controllo di palla in corsa e la potenza del tiro avevano pochissimi eguali al mondo. Il tutto corredato da un micidiale fiuto del gol. Vinse due edizioni di Coppa America (e due volte fu capo-cannoniere), due Olimpiadi e il primo Mondiale della storia, anche se in quest'ultima competizione fu riserva a causa di uno scadimento di forma. L'estate successiva, nel '31, venne in Italia, alla Fiorentina. Divenne l'idolo dei tifosi e il capo-cannoniere del campionato con 25 reti in 27 presenze, poi la stagione successiva litigò con l'allenatore Fellsner e ritornò in patria.

Cavani non ha ancora il curriculum del suo illustre predecessore, ma di certo ha le potenzialità per scrivere pagine di eguale importanza nella storia del calcio uruguagio. Petrone e Cavani: divisi da 82 anni (Petrone è nato nel 1905, Cavani nel 1987), uniti - oltre che dalla maglia celeste - dalla dote più naturale e importante per un attaccante: l'irrefrenabile istinto del gol.
Niccolò Mello

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