sabato 14 aprile 2012

La top 10 dei numeri 10 italiani

Il grande gol segnato da Alessandro Del Piero contro la Lazio, che potrebbe essere decisivo per lo scudetto della Juventus, riporta sotto le luci dei riflettori il capitano bianconero. Pochi giocatori nel calcio italiano hanno vinto e resistito ai vertici come lui. Ma come collocare Del Piero tra i più grandi numeri 10 nella storia del nostro Paese? Abbiamo qui provato a stilare una top ten, prendendo in esame diversi elementi (talento, carriera, impatto sulla storia...). Come tutte le classifiche, si tratta chiaramente di un gioco e di valutazioni personali, anche perché è impossibile confrontare realmente giocatori di epoche diverse.




1) GIUSEPPE MEAZZA
Per chi sa di calcio, è ancora oggi il simbolo dell'Italia pallonara, un po' come Pelè in Brasile o Maradona in Argentina. Nel 1930, a soli 20 anni, distrugge gli ungheresi a Budapest, regalando di fatto all'Italia il primo trofeo internazionale (la Coppa Internazionale, antesignana del Campionato Europeo per Nazioni). Diventa la mente e il braccio della Nazionale di Pozzo che guida a due trionfi mondiali ('34 e '38). Impareggiabile regista, inarrivabile goleador (in serie A solo Piola ha segnato di più), immenso uomo assist. Giulio Cesare.

2) VALENTINO MAZZOLA
Capitano e condottiero del Grande Torino, la squadra resa eterna dal rogo di Superga: vi troverà anche lui la morte, ad appena 30 anni. Secondo molti, è il giocatore più completo del nostro calcio: un centrocampista universale, capace di ripiegare fin sulla linea di porta, avviare l'azione, concluderla (130 reti in serie A). Vince cinque scudetti e solo il destino può interrompere la serie. Sfortunato in Nazionale: nel dopo-guerra non sono ancora riprese le competizioni internazionali e gioca la miseria di 12 partite. Eroe romantico.

3) GIANNI RIVERA
Osteggiato da certa parte della critica che lo accusa di essere lento e conia per lui il soprannome “abatino”, è comunque il primo italiano a vincere il Pallone d'Oro (nel '69) nonché il giocatore simbolo della riscossa del nostro calcio dopo gli infausti Anni '50. I suoi lanci sono manna dal cielo per tutti gli attaccanti e fanno la fortuna del Milan di Rocco, che guida a due successi in campionato e in Coppa dei Campioni. In Nazionale non riesce mai del tutto a esplodere: celebri i 6 minuti riservatigli dal ct Valcareggi nella finale del Mondiale '70 contro il Brasile. Oro fino.

4) ROBERTO BAGGIO
Con muscoli diversi e una maggior predisposizione al sacrificio collettivo, avrebbe potuto fare ancora di più. Talento immenso, classe assoluta e repertorio tecnico pressochè infinito, è ancora oggi uno dei giocatori più amati. Paga forse un periodo storico che tende a confinare troppo i giocatori di fantasia. Fatica a trovare continuità nei grandi club, ma in Nazionale si esalta e trascina gli azzurri quasi da solo al successo mondiale nel '94. Raggio di sole.

5) ADOLFO BALONCIERI
Negli Anni '20, prima di Meazza e dei trionfi iridati, c'è lui. Il primo grande campione di statura internazionale del nostro calcio, colui che permette all'Italia pallonara di abbandonare la periferia calcistica e piazzarsi immediatamente alle spalle delle superpotenze dell'epoca. Regista sopraffino, mezzala completissima e dall'intelligenza superiore. Vince due scudetti con il Torino (uno revocato) e porta l'Italia a fregiarsi della medaglia di bronzo olimpica nel '28, in un'epoca in cui le Olimpiadi contavano davvero, anche nel calcio. Pioniere.

6) ALESSANDRO DEL PIERO
L'uomo del destino per la Juventus. La maglia bianconera per lui è una sorta di seconda pelle: gol meravigliosi e fragorose cadute, i massimi successi internazionali e l'onta della serie B. Al contrario di Baggio, che è Grande con la Nazionale e meno con i club, lui fa la storia della Juventus, ma non riesce mai a diventare il punto di riferimento offensivo degli azzurri, anche se nel Mondiale 2006 segna un gran gol alla Germania in semifinale. Araba Fenice.

7) GIOVANNI FERRARI
Il giocatore più vincente nella storia del calcio italiano: conquista otto scudetti (cinque nella super Juve dei primi Anni '30, due al Bologna e uno all'Inter) e due Mondiali. Inseparabile compagno di Meazza nei successi in Nazionale e a cui deve cedere la maglia numero 10 che porta con così tanto orgoglio nella sua Juventus (si “accontenta” dell'8), è complementare al “Pepin”: l'altro è genio allo stato puro, lui è ferrea applicazione. Mezzala di raccordo, continuo, completo e vincente. Caterpillar.

8) FRANCESCO TOTTI
Divinizzato nella Capitale, poco considerato e a volte anche mal sopportato fuori. Lui e la Roma sono una cosa sola: spende l'intera carriera da leader carismatico del club giallorosso, insensibile alle sirene di mercato che arrivano dalle milanesi o dal Real Madrid. Vince uno scudetto, ne sfiora un altro paio e segna oltre 200 reti in serie A, in tutti i modi. Non riesce forse a brillare altrettanto in campo internazionale, Nazionale compresa. Ma vince comunque il Mondiale 2006 da titolare. Core de Roma.

9) GIAMPIERO BONIPERTI
Il simbolo per antonomasia della Juventus: 15 anni da calciatore, quindi dirigente e presidente. Comincia da centravanti e a soli 20 anni si laurea capo-cannoniere del campionato con 27 reti. Nel corso della carriera, arretra la sua posizione, diventando mezzala di regia al servizio degli attaccanti Sivori e Charles. Abbassa le medie realizzative e sviluppa un invidiabile senso del gioco. In Nazionale incide poco, ma non per colpa sua: il periodo - gli anni del dopo Superga - sono forse i peggiori nella storia del nostro calcio. Old Style.

10) ALESSANDRO MAZZOLA
Figlio del Grande Valentino, cresce nell'Inter. Esplode anche lui nel ruolo di centravanti, affossando il Real Madrid nella finale di Coppa dei Campioni '64 con una doppietta, poi si trasforma in mezzala a tutto campo. Centra quattro scudetti e sfiora il Pallone d'Oro nel '71, battuto solo da Cruyff. Celebre il suo dualismo con Rivera in maglia azzurra, con cui conquista comunque da titolare l'Europeo '68 e il secondo posto al Mondiale di Messico '70. Nel nome del padre.
Niccolò Mello

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