sabato 7 luglio 2012

Iker Casillas e Ricardo Zamora

Iker Casillas
Lo chiamano “San Iker” e il soprannome dice già tutto sulle doti favolose, quasi celestiali, di Iker Casillas, il portierone del Real Madrid, il guardiano della Spagna pigliatutto, capace di centrare un Triplete senza precedenti (Europeo 2008 - Mondiale 2010 - Europeo 2012). Eppure, in Spagna, terra che per tradizione è ricca di grandi numeri uno, c'è stato qualcuno che resta una leggenda più di lui. Parliamo di Ricardo Martinez Zamora, che come Casillas ha difeso la porta del Real Madrid (sei stagioni in tutto, dal '30 al '36) dopo essere stato anche il numero uno di Barcellona dal '19 al '22 ed Espanyol, dal '22 al '30.


Per molti critici, anche italiani (leggasi Antonio Ghirelli, Gianni Brera e Adalberto Bortolotti) Zamora è stato il più grande portiere del XX secolo, superiore persino a mostri sacri come l'italiano Dino Zoff, l'inglese Gordon Banks, il "ragno nero" russo Lev Jascin, unico numero uno nella storia a conquistare il Pallone d'Oro nel '63. Impossibile stabilire classifiche esatte tra epoche diverse, ma di certo il mito di Zamora, che era nato a Barcellona nel 1901, perdura ancora oggi, in Spagna e nel mondo, perlomeno tra coloro che di pallone ne sanno.

E dire che la leggenda di Zamora rischia addirittura di non nascere: da piccolo, mentre gioca con gli amici si procura una ferita al piede sinistro che fa temere l'amputazione e solo per miracolo non va in cancrena. Grazie a un intervento chirurgico in extremis e a un paio di mesi trascorsi a Tona, un centro con prodigiose acque termali, il giovane Ricardo riesce a recuperare completamente l'uso dell'arto. Il resto è leggenda: record di imbattibilità, parate al limite del soprannaturale, scudetti e Coppe del Re in serie, ingaggi faraonici, fama planetaria, simbolo della Spagna pre-franchista esattamente come Alfredo Di Stefano lo sarebbe diventato di quella franchista del dopo-guerra.


Ricardo Zamora
Dicono avesse doti mesmeriche, che fosse in grado di ipnotizzare gli avversari. In realtà, Zamora possedeva un istinto fuori dall'ordinario, una velocità di gambe e pensiero sbalorditiva, una completezza tecnica assoluta e una personalità debordante. In questo modo, ha cambiato il ruolo dell'estremo difensore, che da lui in poi sarebbe diventato il vero dominatore dell'area e non più l'inerme guardiano di una porta da perforare a ogni costo. Imbattibile sui tiri frontali e sui calci piazzati, perentorio nelle uscite, capace di respingere i tiri più angolati con la mano di richiamo e inventare una particolare parata con l'avambraccio (che in suo onore fu chiamata "zamorana"), Zamora è stato l'incubo di tutti gli attaccanti del mondo negli Anni Venti e Trenta: il grande Peppin Meazza, forse il miglior giocatore europeo del periodo, non è mai riuscito a segnargli un gol e questo è rimasto il cruccio maggiore della sua carriera.

Casillas ha giocato in un'epoca con molte più partite e competizioni internazionali a disposizione, ha vinto una Champions League, due Europei, un Mondiale e chissà cos'altro potrà riservargli il futuro. Però levare Zamora dal piedistallo del mito, per lui (e forse per qualsiasi altro rappresentante del ruolo...) sarà quasi impossibile: Zamora è stato Il Portiere. Non a caso, ancora oggi un vecchio adagio spagnolo recita: «Nel mondo esistono solo due portieri: San Pietro in cielo e Zamora in terra».
Niccolò Mello

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