sabato 15 dicembre 2012

Gigi Riva ultimo hombre vertical, di Luca Pisapia

Gigi Riva è considerato da molti il più grande attaccante italiano del dopoguerra.
Al di là delle classifiche, pur affascinanti, il numero 11 di Leggiuno, rappresenta una figura unica ed irripetibile nel panorama del calcio italiano. In uno sport che non conosce più le parole fedeltà, attaccamento e devozione alla maglia, Riva ha sicuramente rappresentato e sublimato la figura della bandiera. Ne traccia un romantico ritratto il libro di Luca Pisapia – Gigi Riva ultimo hombre vertical, Lìmina -. Come gli eroi solitari degli Spaghetti Western suoi contemporanei, Riva ha sfidato tutto e tutti, rifiutato offerte faraoniche provenienti dai più grandi club italiani, Juventus in primis e, portato al successo una squadra, un’isola, un popolo. È stato il suo carattere indomito, forgiato dalle dure esperienze della vita, a farne un leader, tanto in maglia rossoblu quanto in azzurro.


Quel mix di forza, velocità, tecnica e carattere e quel sinistro esplosivo gli sono valsi, da parte di Gianni Brera, il celebre soprannome di Rombo di tuono.
La sua carriera ed il triennio 67-70, oltre a regalargli titoli - 3 volte capocannoniere della serie A - e soddisfazioni - lo scudetto, l’Europeo ed il secondo posto ai mondiali messicani -, sono stati anche i più difficili e tormentati della sua carriera. I due incidenti - la rottura del perone sinistro (in nazionale nel 1967) prima e, la frattura del perone destro (sempre in nazionale, 1970 ma dopo i mondiali) poi, hanno frenato la definitiva consacrazione sua e del Cagliari.

Ma ‘il pistolero solitario e silenzioso dagli occhi di ghiaccio’ raccontato da Pisapia ha comunque conquistato il cuore della sua nuova terra. La Sardegna lo adotta, lo accoglie come una famiglia - quella che Gigi ha perso prematuramente - e lo circonda di calore e affetto. Così, dopo 13 campionati consecutivi ben 289 incontri e 155 reti, Riva rimane sull’isola e, ricambiandola, la sposa per sempre.

Ha sicuramente raccolto meno di quanto avrebbe meritato, ma ha rappresentato in pieno un periodo ricco di speranze e grandi cambiamenti. Ha dato forma ad un sogno, la voglia di rivalsa del popolo sardo nei confronti delle grandi squadre del nord. Lo scudetto del ‘70 non è stato quindi un semplice successo sportivo. La sua fedeltà al Cagliari lo ha reso una bandiera, il suo carattere e la sua serietà un esempio per i più giovani. Il suo record di goal in maglia azzurra – 35 reti, due in più di Meazza – è tuttora imbattuto. Ma i record sono fatti per essere superati, non lo saranno invece gli insegnamenti trasmessi da Riva. Misura, rispetto e correttezza ne hanno scortato e scandito la carriera, valori sportivi autentici, oggi fuori moda.

Alessandro Sartore 

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