domenica 16 dicembre 2012

Una vita da Capello di Stefano Boldrini


Ombroso, spigoloso, inflessibile. Risiedono forse anche in questi risvolti del suo carattere le ragioni che lo hanno reso uno degli allenatori più vincenti degli ultimi anni. Una carriera, prima da calciatore e poi da tecnico, sempre all’insegna della ricerca del risultato. Inseguito e raggiunto grazie alla sua caparbietà, anche in piazze poco abituate ai successi.

In Una vita da Capello, Lìmina - Stefano Boldrini ripercorre i giri di giostra della vita del “Gran Bisiaco” come lo definì Gianni Brera all’indomani della prima vittoria italiana in terra d’Albione - a Wembley nel 1973 - ottenuta proprio grazie ad un goal di Capello. ‘Il calcio per lui - sostiene l’autore - è qualcosa di più: è una sfida continua.                                        

È figlio della guerra, nasce a Pieris, Gorizia - nel giugno del ’46 -, cresce all’ombra della cortina di ferro, diventa uomo a Ferrara e calciatore affermato a Roma, conquista successi e fama a Torino - in bianconero - e a Milano - sponda rossonera -. Appesi gli scarpini al chiodo vive una breve parentesi sulla panchina del Milan - giusto il tempo di raccogliere la benedizione di Liedholm: ‘Capello è bravo. Sarà l’allenatore degli anni ‘90’, quindi, torna a studiare da manager. Berlusconi crede in lui e, chiuso il capito Sacchi, lo riporta al Milan. Inizia così la sua seconda vita, quella di allenatore di successo. Milan, Roma, Juventus - scudetti in serie ed una coppa dei Campioni ai danni del Barcellona di Cruijff.
 

Il suo sogno, allenare i ‘maestri’ inglesi, si realizza all’indomani della sua seconda esperienza con il Real.  Ma il mondiale 2010 è avaro di soddisfazioni e i bianchi d’Oltremanica non vanno oltre gli ottavi. Chiusa la parentesi con i Leoni d’Inghilterra, eccolo a Mosca. Ancora CT, questa volta della Nazionale Russa. ‘Ha giocato al calcio ad altissimi livelli, è divenuto l’allenatore più ricco al mondo e se nella vita avesse fatto un’altra professione, gli sarebbe piaciuto pilotare gli aerei. Ma Capello - continua Boldrini - ha  coltivato con successo anche un’altra passione: la televisione’. A scoprirlo fu Luigi Colombo, allora telecronista di Telemontecarlo. A parte Sky, ha lavorato per le tre principali televisioni italiane: Rai, Mediaset e Tmc. Di lui disse Sandro Piccinini: “è brillante e competente. Ha i ritmi giusti”. Insomma è il simbolo di un italiano che ce l’ha fatta.  

Capello è allenatore grintoso e pragmatico, ma non sempre ha un carattere facile. A Sacchi che lo accusava di non dare spettacolo replicò: ‘Nello sport conta chi vince, non chi gioca bene’. Ha allenato giocatori straordinari, autentici fuoriclasse: Van Basten, Savicevic, Ronaldo, Ibrahimovic. Con alcuni di questi - Baggio e Del Piero - ha pure litigato. Sempre Boldrini: ‘Capello non è un santo e neppure un eroe. È sicuramente un navigatore ed uno scienziato, e pur non essendo un poeta, ama l’arte’. Teatri, musical, mostre e ora le visite all’Ermitage di San Pietroburgo, occupano il suo tempo libero. 

Alessandro Sartore

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