lunedì 11 novembre 2013

Brasile 1958 vs Brasile 1970

Hanno scritto entrambi la storia del calcio sudamericano, ma non solo, coniugando sapientemente gioco, risultati, spettacolo e grandissimi interpreti. Il Brasile '58 e il Brasile '70 sono ancora oggi ricordate come due delle più forti nazionali di tutti i tempi. Voglio qui proporre una sorta di personalissimo confronto per quanto ho potuto vedere ai Mondiali.




LE SQUADRE A CONFRONTO

Il Brasile 1958 (www.carlton.altervista.org)
Le filosofie e le caratteristiche tattiche
Il Brasile '58 deve riscattare le figure rimediate nel '38, quando i verdeoro furono sorpresi in semifinale dall'Italia, e soprattutto nel '50, quando furono sconfitti dall'Uruguay in casa nell'atto conclusivo. Per evitare altre beffe simili, diventa fondamentale migliorare le fondamenta, le basi. Tradotto nel calcio, vuol dire far crescere il rendimento e la tenuta della difesa.
Il ct Vicente Feola dà piena libertà a un attacco ricco di interpreti celebri e affermati, ma dall'altra parte rende molto più solido il reparto arretrato: ciò che stupisce, guardando il Brasile '58, è sì la qualità assoluta della prima linea, ma anche il fatto che la retroguardia resti quasi sempre concentrata, commettendo un numero di errori - in termini di marcatura, posizionamento e concezione del reparto - inferiori a quanto il calcio brasiliano e sudamericano fossero abituati.
Il Brasile '70 viene invece costruito partendo dall'attacco. Il ct Zagallo ha il merito di mettere insieme cinque giocatori che nei loro club sono tutti dei numeri 10 e assemblarli in una prima linea atomica. Il resto arriva di conseguenza.
Il Brasile '58 appare quindi più solido e quadrato in difesa, mentre l'attacco vive delle giocate individuali, senza un'organizzazione metodica. Al contrario nel Brasile '70, gli scambi di posizione e il gioco offensivo sembrano più studiati. I difensori hanno la tendenza a commettere leggerezze e sbavature più di frequente, come in occasione del risicato 3-2 sulla Romania nel girone o anche del gol concesso all'Italia in finale.



Il Brasile 1970 (www.storiedicalcio.altervista.org)
I moduli tattici
Il sistema di gioco del Brasile '58 di base è il 4-2-4, ma anche un attualissimo 4-2-3-1, con Vavà prima punta e il trio Garrincha-Pelè-Zagallo alle spalle. A volte, in fase di non possesso Zagallo può scalare sulla linea di metàcampo dando vita a una specie di 4-3-3.
Il Brasile '70 gioca con un modulo abbastanza simile un 4-2-4 / 4-2-3-1, con Clodoaldo a recuperare palloni in mediana, Gerson regista e il trio Jairzinho-Pelè-Rivelino dietro a Tostao, di fatto una prima punta, anche se molto più mobile del predecessore Vava.



I CONFRONTI INDIVIDUALI

Gilmar (58) - Felix (70)
Gilmar è un vero e proprio valore aggiunto della squadra, forte tra i pali, nelle uscite, completo nei fondamentali. Felix è un discreto portiere, ma non è assolutamente a livello del predecessore e in diverse circostanze appare tutt'altro che insuperabile (vedi le partite contro Romania e Perù).
Voto: GILMAR.

Carlos Alberto con la Coppa '70
(betterthanprofessionals.wordpress.com)

Djalma Santos (58) - Carlos Alberto (70)

Djalma Santos è un giocatore intelligente, un difensore ordinato e stilisticamente raffinato. Carlos Alberto sembra superiore in fase di spinta e più completo sul piano tecnico, tanto da trasformarsi a volte anche in interno e diventare un'arma temibilissima anche in attacco (vedi la partita con l'Italia, impreziosita da uno splendido gol).
Voto: CARLOS ALBERTO.

Bellini (58) - Piazza (70)
Il capitano del Brasile '58 è più leader sul piano mentale e anche più forte nella marcatura individuale, rispetto a Piazza, che da questo punto di vista è più “brasiliano”.
Voto: BELLINI.

Orlando (58) - Brito (70)
Tecnicamente forse sono i giocatori meno dotati delle due squadre, in fase di marcatura non appaiono dei mostri e spesso vanno incontro a qualche amnesia.
Voto: PARI.

Nilton Santos (58) - Everaldo (70)

Everaldo presidia la sua fascia di competenza con dedizione e applicazione, ma non sembra sul livello di Nilton Santos, elemento abilissimo a chiudere, a ripartire, ad affondare e che parla la stessa lingua tecnica dei compagni d'attacco.
Voto: NILTON SANTOS.


Zito (58) - Clodoaldo (70)
Due mediani molto validi. Entrambi bravi a chiudere e a inserirsi con pericolosità in attacco. Zito è intelligente, ragionatore e disciplinato sul piano tattico. Clodoaldo appare più forte tecnicamente, ma anche più “distratto” ed incline a commettere errori in fase di appoggio o di posizionamento che possono costare cari. Per queste “lacune” alla fine scelgo Zito.
Voto: ZITO.


Didì (58) - Gerson (70)
I due registi delle squadre, entrambi superbi direttore d'orchestra. Didì è meno mobile, è molto bravo a dirigere il gioco per vie orizzontali, anche se dovrebbe forse verticalizzare un po' di più. Nel '58 è determinante anche in fase conclusiva e contro la Francia gioca una partita meravigliosa, con tanto di gol da fuori area. Nel '62 il suo rendimento cala parecchio e anche in regia è molto meno dominante. Gerson è più dinamico, è intelligente, completo, bravo ad alzare e abbassare i ritmi, ha un bel tiro dalla distanza (ne sa qualcosa proprio l'Italia...) e nei momenti decisivi mette sempre la sua firma.
Voto: PARI.


Garrincha e Pelè nel 1958
(talesoffootball.blogspot.it)
Garrincha (58) - Jairzinho (70)
Se ci limitassimo al confronto 58-70, l'impatto sarebbe molto simile. Più letale nel dribbling Garrincha, dotato di una finta impareggiabile che gli consente di saltare quasi sempre il marcatore diretto e servire assist al bacio per Pelè o Vava; più costante Jairzinho, capace di fughe imprendibili che si concludono spesso con il gol. Ma il loro rendimento segue direttrici diametralmente opposte nel secondo Mondiale: nel '62 in Cile Garrincha cresce ulteriormente, assolve anche i compiti lasciati dall'infortunato Pelè e si prende sulle spalle una squadra logora, portandola al bis iridato. In quell'occasione Garrincha dimostra di saper far tutto e segna in tutti i modi (da fuori, di testa, in tapin). Jairzinho, invece, nel '74 in Germania è la copia sbiadita del giocatore ammirato in Messico: statico, imbolsito e senza più il tocco magico dei giorni migliori.
Voto: GARRINCHA.

Pelè (58) - Pelè (70)

Il giocatore è lo stesso, solo con 12 anni di differenza, e con caratteristiche diverse. Il Pelè 58 è più energico, frizzante, esuberante, dinamico e cerca di entrare con successo in tutte le azioni d'attacco. Un ghepardo, che brucia l'aria. Il Pelè 70 è più maturo e calcolatore, spesso agisce da regista e accelera solo quando è strettamente necessario. E' meno individualista e più portato al gioco di squadra. Un leone, padrone della savana. Per il resto, come completezza di mezzi, impatto e fiuto del gol, è sempre insuperabile. Forse il miglior Pelè è quello dei primi Anni '60, quando trova un perfetto connubio tra le doti dinamiche tipiche del ragazzo giovane e quelle dell'atleta maturo, perfettamente calato nel suo ruolo di leader (a chi volesse vedere forse il Pelè più impressionante in assoluto ai Mondiali consiglio Brasile- Messico 2-0 del Mondiale '62 http://www.youtube.com/watch?v=pxHaaz12cjk).
Voto: PARI.

Vava (58) - Tostao (70)

Vava è una vera prima punta d'area, Tostao un 10 che si adatta a fare il centravanti. Le loro caratteristiche vengono rispecchiate sul campo: Vava ha più fiuto del gol, dà maggiore profondità, si crea spazi con il fisico e tecnicamente non è un drago. Tostao è molto più abile sul piano del palleggio, segna meno e cerca meno la conclusione diretta, preferendo triangolare con i compagni. L'inizio di Tostao al Mondiale 70 non è esaltante, ma cresce strada facendo.
Voto: PARI.

Zagallo (58) - Rivelino (70)

Zagallo è elemento forse sottovalutato, un'ala sinistra molto intelligente e tatticamente irreprensibile, ma efficace anche in attacco: spunto irresistibile, dribbling secco, assist e reti. Rivelino sembra però di un'altra categoria: classe, senso del gioco, personalità, virtuosismi tecnici in serie. Alcun numeri e alcune partite (vedi quella contro il Perù) restano scolpite indelebilmente nella memoria. Dopo Pelè, Rivelino è il più forte nel Brasile 70. E nel '74, quando oramai O Rey ha dato l'addio alla nazionale, Rivelino diventerà il leader designato, dando vita ad altre prestazioni di assoluto rilievo.
Voto: RIVELINO.


Niccolò Mello

2 commenti:

  1. Concordo su tutto tranne che su Clodoaldo

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  2. Grazie Pietro.
    Sono contento che tu abbia iniziato a seguire il mio blog :-)
    a presto, buona giornata.

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