sabato 4 gennaio 2014

Ungheria 1954 vs Olanda 1974

Due formazioni fantastiche, capaci di giocare il calcio più bello e moderno della propria epoca, che hanno avuto un destino simile: hanno entrambe perduto, da grandi favorite e sempre contro la Germania Ovest, la finale del Campionato del Mondo. Ecco qui un confronto tra queste due regine del calcio mondiale di ogni epoca.




LE SQUADRE A CONFRONTO

Una formazione dell'Ungheria degli Anni '50
(www.storiedicalcio.altervista.org)
Le filosofie e le caratteristiche tecniche
L'Ungheria 1954 è una sorta di appendice dell'Impero austroungarico, dissoltosi al termine della Prima Guerra Mondiale e dalle cui ceneri era già nata, nel corso degli Anni '30, un'altra meravigliosa nazionale, l'Austria Wunderteam di Hugo Meisl. Il lavoro di Gusztav Sebes, allenatore dell'Ungheria, si sviluppa intorno ai medesimi concetti che avevano reso celebre quell'Austria: calcio manovrato, aggressione degli spazi, fraseggi palla a terra. Il tecnico aggiunge poi alcune novità tattiche (come l'uso di Hidegkuti centravanti arretrato), che unite al grande estro degli interpreti danno vita a una squadra capace di dominare la scena continentale all'inizio degli Anni '50.

L'Olanda 74 è la prosecuzione del lavoro che il tecnico Rinus Michels aveva iniziato nell'Ajax pigliatutto dei primi Anni '70 (tre Coppe Campioni consecutive). Ancora più di quanto non avvenga nell'Ungheria, i giocatori olandesi si spostano in continuazione, pressando, raddoppiando, inserendosi senza palla: un continuo tourbillon che fa girare la testa a qualsiasi avversario. Il tutto, naturalmente, è possibile grazie alla presenza di alcuni straordinari calciatori.

L'Ungheria è più completa e flessibile. Sa giocare in diversi modi e può arrivare in porta sia con due-tre palloni lanciati negli spazi, in verticale, sia attraverso una fitta rete di passaggi per vie orizzontali. Per questo, è più difficile da fermare. La difesa è più vulnerabile di quella olandese, ma l'attacco è superiore e produce molte più occasioni da gol in una partita. L'Ungheria è più concreta, cerca il bello solo se è necessario, ma predilige l'utile.
L'Olanda del Mondiale 1974 (easyweb.easynet.co.uk)

L'Olanda ha una manovra collettiva più codificata, un possesso palla più avvolgente e tutto - dall'aggressione degli spazi a quella degli avversari, dai raddoppi ai cambiamenti di posizione tra giocatori - è portato all'esasperazione. E' una squadra più scientifica, ma anche più monocorde nel suo gioco, sa attaccare solo avvolgendo l'avversario e triturandolo con passaggi e scambi continui, non va quasi mai in verticale. Alla fine risulta più facilmente studiabile e fermabile rispetto agli ungheresi. L'esasperante possesso palla degli orange permette di salvaguardare molto di più la difesa (che infatti subisce meno reti e meno occasioni di quella ungherese), ma non sempre si traduce in chiare occasioni da gol. L'Olanda è più cicala che formica, un difetto che a volte, soprattutto nelle giornate di minor vena, si può trovare anche nel Barcellona attuale, la squadra che ha dominato il calcio degli ultimi anni, che non a caso è la lontana erede di quel progetto e di quella filosofia.

Ferenc Puskas, la stella ungherese
(www.theguardian.com)
Questa differenza è evidente anche nelle due sconfitte mondiali, simili solo perché a battere entrambe è la Germania Ovest, ma profondamente diverse nella sostanza.
Johan Cruijff, la stella olandese
(www.pianetanapoli.it)
L'Ungheria è nettamente più forte dei tedeschi del 1954, sia individualmente sia collettivamente. Arriva però al match in condizioni non ottimali, dopo aver giocato un torneo più massacrante e sempre sotto la pioggia e con la stella Puskas al 30 per cento della propria forza, dopo l'infortunio patito nella prima fase proprio contro la nazionale di Sepp Herberrger. Nonostante questo, la squadra di Sebes produce comunque un mare di palle-gol e solo la giornata di grazia del portiere tedesco Turek impedisce agli ungheresi di conquistare una vittoria che sarebbe stata comunque meritata.

L'Olanda invece trova una Germania Ovest che non esprime il medesimo gioco corale, ma individualmente non è inferiore agli olandesi, anzi: in alcuni reparti appare anche superiore. Dopo il vantaggio iniziale, l'Olanda viene imprigionata tatticamente dagli avversari, che giocano una partita di contenimento e contropiede, hanno nel complesso le occasioni migliori e a conti fatti meritano il successo.

I moduli tattici
Lo schieramento ungherese di base
(zonacesariniblog.files.wordpress.com)
Grazie all'utilizzo di Hidegkuti nelle vesti di centravanti arretrato, ossia costruttore di gioco alle spalle di due interni, l'Ungheria non si schiera più disegnando sul campo una WM come nel Sistema classico di Chapman, ma una sorta di doppia M. In realtà, i giocatori ungheresi sono talmente bravi e all'avanguardia, che nel corso della partita si cambiano spesso di posizione, formando così diversi moduli, da una specie di moderno 4-2-3-1 a un più coperto 4-3-3: è per questo che si parla di "calcio totale" con 20 anni d'anticipo. L'Ungheria degli Anni '50 è una formazione camaleontica, capace di mutare pelle a seconda dell'esigenza e dell'avversario che ha di fronte.
Il modulo olandese
(www.lundici.it)

L'Olanda, come detto, è più monodimensionale nel modo di giocare, ma a livello di schieramento in campo è ancora meno etichettabile degli ungheresi: la squadra di Michels parte da una sorta di 4-2-1-3, con Neeskens mezzala, ma in pratica tutti sanno fare tutto: gli interscambi e i movimenti dei giocatori sono continui, a partire dai terzini Suurbier e Krol, per finire con Cruijff che non è un centravanti classico, ma un attaccante totale, capace di arretrare a centrocampo per costruire il gioco. Di fatto, l'unico a rimanere fisso nella sua pozione è il portiere Jongbloed: tutti gli altri si spostano senza sosta lungo tutto il rettangolo di gioco. Naturalmente, la prerogativa è avere sempre il pieno controllo degli spazi e del gioco.



I CONFRONTI INDIVIDUALI

Gyula Grosics
(www.vidamrikkancs.com)
Grosics (Ungheria)-Jongbloed (Olanda)
L'olandese è un portiere che appare migliore di quanto spesso non suggerisca la critica, ma Grosics appare davvero di un altro livello ed è senz'altro uno dei migliori della sua epoca, sia in termini di completezza del ruolo che di personalità.
Voto: GROSICS.

Buzanski (Ungheria)-Suurbier (Olanda)
Buzanski è forse il migliore dei difensori ungheresi, non sembra un fulmine in difesa, però ha corsa e discreta tecnica e spesse volte sale a centrocampo e oltre per dare manforte ai compagni. Suurbier è un po' meno tecnico, ma è più dinamico e completo: oltre a difendere e spingere lungo la corsia di destra, sa anche muoversi in altre zone del campo.
Voto: pari.

Zakarias (Ungheria)-Haan (Olanda)
Zakarias è il mediano difensivo e gioca davanti alla difesa, in appoggio alla mente Bozsik. Haan è il difensore centrale che sembra più portato alla costruzione del gioco, non a caso nel Mondiale 1978 giocherà prevalentemente a centrocampo come regista. L'ungherese appare solo come un duro marcatore, poco aggraziato sul lato tecnico. Haan è di un altro livello, sia sotto il profilo tecnico che dinamico, ed è pure dotato di un ottimo tiro dalla distanza.
Voto: HAAN.

Lorant (Ungheria)-Rijsbergen (Olanda)
Lorant è il difensore centrale dell'Ungheria e non sembra un fenomeno del ruolo: contro l'Uruguay va letteralmente in crisi contro la fisicità di Hoohberg e la classe di Schiaffino. E anche nelle altre circostanze appare uno dei meno dotati della squadra di Sebes. Rijsbergen non sarà un fine dicitore, ma sembra un difensore centrale migliore, superiore nel gioco aereo, nel tempismo, nel senso della posizione e anche, se occorre, negli inserimenti offensivi.
Voto: RIJSBERGEN.

Ruud Krol (www.cultfootball.com)
Lantos (Ungheria)-Krol (Olanda)
Uno dei confronti meno equilibrati: Lantos è un onesto difensore di fascia mancina, Krol è uno dei più grandi difensori di sempre: non solo superbo terzino, ma anche elemento versatile e dalla spiccata personalità. Nel Mondiale 1974 si propone come uno degli esterni migliori del mondo; nel 1978 agirà da libero classico dalla spiccata visione di gioco, in un'Olanda molto più tradizionalista, giocando una partita quasi perfetta nella finale perduta contro l'Argentina.
Voto: KROL.

Budai (Ungheria)-Jansen (Olanda)
Paragone forse un po' forzato: Budai, più utilizzato e bravo di Toth, è l'ala destra dell'attacco ungherese, ma è più un giocatore di raccordo che di mera spinta offensiva. Jansen è un centrocampista di spola, capace di inserirsi con una certa pericolosità anche in attacco, soprattutto sul lato destro. Sono due buoni giocatori: Budai ha probabilmente maggiori qualità tecniche, Jansen corre di più.
Voto: pari.

Bozsik (Ungheria)-Van Hanegem (Olanda)
Sono di fatto i due registi. Operano entrambi davanti alla difesa, da dove muovono i fili del gioco. Entrambi abbinano sostanza e senso del gioco, entrambi sono dotati di un ottimo tiro da lontano. Van Hanegem pecca forse un po' in termini di continuità, Bozsik sembra più maestoso e completo e non è assurdo ritenerlo il centrocampista classico più forte della sua epoca, una sorta di Pirlo o Xavi ante-litteram.
Voto: BOZSIK.

Nandor Hidegkuti
(www.ceroacero.es)
Hidegkuti (Ungheria)-Neeskens (Olanda)
Dopo Puskas e Cruijff sono i migliori giocatori delle due squadre. Non sembrano avere punti deboli e sono senz'altro tra i migliori calciatori del loro tempo. Sanno fare tutto: aiutare il centrocampo in fase difensiva, dirigere la manovra, creare superiorità numerica, inserirsi in zona-gol. Quando mancano Puskas e Cruijff sono loro a caricarsi le squadre sulle spalle, vedi semifinale contro gli uruguayani nel caso di Hidegkuti e Mondiale 1978 nel caso di Neeskens. Il livello è più o meno simile, scelgo Hidegkuti perché mi ha dato la sensazione di avere più classe e un tocco maggiormente raffinato. Comunque due grandissimi.
Voto: HIDEGKUTI (di poco).

Puskas (Ungheria)-Cruijff (Olanda)
Non è illogico ritenere Puskas e Cruijff i due più grandi giocatori europei di ogni tempo. Hanno segnato un'epoca, dall'alto di una completezza di mezzi senza pari: non solo attaccanti, ma veri uomini-squadra, capaci di incidere ovunque sul fronte offensivo. Le cifre della loro carriera sono impressionanti: pochissimi altri fuoriclasse nella storia possono vantare un numero così consistente di trofei. Puskas è più concreto e continuo, Cruijff è più veloce e dinamico.
Nell'Ungheria, Puskas agisce da terzo regista, in linea con Bozsik e Hidegkuti, ma anche da principale terminale al fianco di Kocsis; quando poi passa al Real Madrid, sembra maggiormente preoccuparsi della fase realizzativa, lasciando a Di Stefano il compito di organizzare il gioco. Come Puskas, anche Cruijff nella sua Olanda segna e fa segnare dall'alto di una classe e risorse tecniche superiori.
Voto: pari.

Kocsis (Ungheria)-Rep (Olanda)
Entrambe le squadre non hanno dei veri centravanti di ruolo, ma Kocsis e Rep sono i giocatori che più si avvicinano. Kocsis nasce come interno sinistro, ma in nazionale gioca di fatto da punta, potendo sfruttare oltre a buone qualità tecniche un senso del gol impressionante (11 reti al Mondiale tedesco, 75 in 68 gare con l'Ungheria!) e un colpo di testa fantastico. Rep da ala destra si trasforma spesse volte in attaccante centrale: rispetto a Kocsis ha in più solo il tiro dalla distanza, ma in area di rigore tra i due non c'è paragone, sia in termini numerici che di presenza e incisività quando conta.
Voto: KOCSIS.

Czibor (Ungheria)-Rensenbrink (Olanda)
Le due ali sinistre, elementi raffinati, tecnici e dotati di grande estro. Rensenbrink è il classico giocatore a cui manca una lira per fare un milione. Avrebbe tutto per diventare un grandissimo, ma non la personalità: nei momenti chiave si perde, fallendo tutti i grandi appuntamenti: nella finale del Mondiale 74 è il peggiore in campo, nel 78 spara sul palo il possibile gol della vittoria. Czibor è molto più continuo e utile e appare nel complesso superiore.
Voto: CZIBOR.
Niccolò Mello

3 commenti:

  1. Lasciando stare i paragoni tra giocatori (uno tra hidegkuti e neeskens non ha nessun senso tecnico a mio avviso), e constatato che si tratta di due immense squadre, che si sono inserite ai margini di sistemi di calcio "codificati" (sistema e catenaccio), la vera grande differenza sostanziale è che l'olanda è stata l'archetipo del calcio successivo, cosa non avvenuta per l'ungheria, aldilà di contingenti fatti storici.

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  2. Ti ho già risposto su facebook per quanto riguarda il confronto Neeskens-Hidegkuti :) in ogni caso, ti ringrazio del contributo e spero seguirai il blog arricchendolo con commenti e suggerimenti, c'è bisogno di gente che conosca a fondo la storia del calcio.
    A presto!

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  3. So che simili esternazioni possono scatenare tumulti, ma credo che anche Sindelar meriti di figurare accanto a Puskas e Crujff. Ha dominato tecnicamente la sua epoca, pur vincendo assai meno di quanto meritasse. Forse noi italiani tendiamo a trascurarlo perché siamo abbagliati dalla propaganda intorno a Meazza e dall'albo d'oro degli anni '30. Ma, come insegni tu stesso da queto post, non è certo detto che i più forti stiano sempre con le squadre vincitrici:)

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