mercoledì 18 giugno 2014

1898: gli eroi del primo campionato


Il Genoa 1898 (www.wikipedia.it)
Inconsapevoli, ignari, non sapevano e non potevano sapere di essere entrati nella storia. Di aver dato il via a qualcosa che avrebbe appassionato la gente fino al fanatismo,  ad eccessi sfrenati.

GLI UOMINI “CHE FECERO L’IMPRESA”
Erano almeno 44 i “pionierissimi” che in un pomeriggio di primavera, disputarono a Torino il primo campionato di calcio italiano.
Di 16 sappiamo la loro identità e di almeno 13 siamo in grado di fornire oggi una biografia abbastanza completa. Gli altri 28 non sono ancora stati identificati e qualcuno sostiene che non lo saranno mai.
Si ha un bel dire a riportare indietro, all’8 maggio del 1898, l’orologio del tempo. Le scarne notizie giunte fino ai giorni nostri, oltre ad essere, appunto, poche e incomplete, hanno dovuto fare i conti con inesattezze varie che con il passare del tempo si sono trasformate in false certezze.
Sappiamo per certo che erano presenti almeno due giornalisti. Uno era Gustavo Verona, nato a Verona nel 1877 e morto nel 1924 a Torino. Lavorava al Comune di Torino, scriveva sul Corriere dello Sport (in seguito La Stampa Sportiva) e si firmava con lo pseudonimo di Virgus; l’altro era Mario Luigi Mina, 28 enne torinese, futuro presidente della Federazione Podistica Italiana (antesignana della Fidal) e morto ad Almese (Torino) nel 1944.
Era presente Adolfo Jourdan, 45 enne negoziante di origini francesi, che sarebbe morto 3 anni dopo, nel 1901 e che in quella circostanza svolgeva mansioni di “direttore”, cioè arbitro.




DOVE E QUANDO
Sull’orario d’inizio ci sono versioni discordanti: La Stampa annunciò che la prima gara (International-Fc Torinese) al Velodromo di Torino sarebbe dovuta cominciare addirittura alle 7 del mattino, ma siamo così sicuri che si iniziò così presto?
Altri dettagli ci arrivano da La Storia del Calcio Italiano di Vincenzo Baggioli, pubblicato nel 1943, nel quale si legge che «I pochi spettatori presenti trovarono modo di venire alle mani e si ebbe il primo luminoso esempio di fischi sonori all’arbitro».
Nel 1966, dall’omonimo libro di Antonino Fugardi, apprendiamo che ci furono «Abbondanti libagioni» e che «Il servizio di buffet venne fornito dalla Premiata Pasticceria Dilthey». Alcune fonti dicono che alla sera fu organizzato un festoso banchetto che accomunò vincitori e sconfitti alla Trattoria del Velocipedista.

IL TROFEO
Si trattava di una coppa d’argento, la Challenge Cup, messa in palio dal Duca degli Abruzzi e dagli sportsmen torinesi e realizzata dall’orefice torinese Domenico Cravero. I vincitori furono premiati con 11 medaglie d’oro in stile “rococò” e la finalista con altrettante d’argento.

SPETTATORI
Circa un centinaio. I biglietti costavano 25 e 50 centesimi; 1 lira per chi voleva prender posto nei palchi.

L’UNICO GOL CONOSCIUTO
Si conosce soltanto il marcatore del 2-1 della finale, l’inglese Leaver. In quel momento si era andati ai supplementari e il Genoa, passato in vantaggio nel primo tempo e raggiunto nella ripresa, giocava in 10 per l’infortunio di un suo non meglio precisato giocatore.

I PRIMI CAMPIONI Goalkeeper (portiere): Baird.
Insieme all’ala destra Leaver è l’anello debole della catena della ricostruzione. Due sole altre citazioni, al match amichevole del 6 marzo a Torino (1-0) di Alessandria del 20 marzo, poi più nulla. Il cognome è tipico scozzese, ma sul suo vero nome di battesimo (sui verbali del Genoa spunta un Th, forse Thomas, o Theodore?), non sono mai state trovate notizie attendibili. E’ il primo portiere imbattuto in una gara di campionato (2-0 contro la Ginnastica Torino).
Right back (terzino destro): Fausto Ghigliotti.
Ultimo di 11 figli (5 maschi) di uno spedizioniere di Genova, fu “iniziato” al football dal fratello Emanuele, di 11 anni più grande. Lo troviamo anche nelle formazioni del 1899 (in porta), 1900, 1901 e 1902. Fu forse durante uno dei suoi frequenti viaggi in Inghilterra che si appassionò al calcio. Troviamo il suo nome tra i pionieri del calcio a Sora, nel Lazio. E’ morto nel 1942 di cirrosi epatica.
Left back (terzino sinistro): Ernesto G. De Galleani.
Nato nel 1879. Il padre si era messo a produrre giubbe, ma ebbe la pessima idea di fallire alla fine del 1913. Sarebbe bastato resistere ancora 8 mesi e con la I guerra mondiale avrebbe fatto soldi a palate. La madre era francese e di cognome faceva Armitage. Ernesto, italiano di religione anglicana e nobile con il titolo di conte, era il più alto della squadra. Qualcuno sostiene addirittura m. 1.90. Forse troppo, anche se dalle foto si evince che era ben oltre la media dell’epoca. Lo troviamo anche nella squadra che conquistò il titolo nel 1899, nel 1900 e in due gare del 1906. Oltre al calcio, fu buon giocatore di tennis (specie nel doppio) e nella vita di tutti i giorni direttore della Manhattan Bank a Genova e questo gli evitò di andare al fronte. E’ scomparso a soli 52 anni nel 1931, a causa di una broncopolmonite.
Edoardo Pasteur I
(www.loschiaffo.org)
Right half (mediano destro): Edoardo Pasteur I.
Cuore pulsante del Genoa per tutti i suoi 92 anni di vita: presente in tutte le squadre campioni tra 1898 e 1904, rappresentò e spesso difese il Genoa nella Figc. Studente a Berna e Losanna, aveva 5 anni in più del fratello Enrico, anch’egli giocatore del Genoa, poi pallanotista e arbitro di calcio. I due erano cugini di Louis, lo scienziato svizzero a cui si deve la scoperta del siero antirabbico. “Dadin” Pasteur praticò anche canottaggio e tennis. Non era raro incontrarlo in lunghe passeggiate in montagna con l’amico e compagno di squadra Dapples. Manlio Fantini, nel suo “FC Genoa : ieri, oggi, domani” (1977), sostiene che prestava la sua tessera onoraria ad amici per andare in incognito nella Nord per vivere con i tifosi le vicende della squadra di cui era stato uno dei pionieri e rendersi conto di come era aumentata la passione popolare per il Genoa nonostante il regredire dei suoi risultati sportivi. E’ passato a miglior vita nel 1969.
Centrehalf (centromediano): James Richardson Spensley.
Figlio di un reverendo anglicano, nato nel 1867 a Stoke Newington, sobborgo del Nord-Est di Londra che ha anche dato i natali al romanziere Daniel Defoe. Nel 1891 si era laureato in medicina e chirurgia al London Hospital Medical College. Arrivato nella Superba su una nave britannica quando il Genoa era già stato fondato, ne divenne socio il 20 marzo 1896 dando impulso decisivo alla sezione calcistica. Prese alloggio all’Albergo Unione di Piazza Campetto e vi rimase fino all’ingresso della Gran Bretagna nella Prima Guerra Mondiale. Con Pasteur I, fu l’unico a vincere tutti e 6 i campionati pionieristici del Genoa. Filantropo, egittologo e studioso di svariate discipline, a lui si deve la nascita della prima sezione del corpo degli scouts in Italia. Pochi sanno che allenò per un po’ anche l’Andrea Doria (1909 e 1910) e che gli si deve quindi la formazione calcistica del duo d’attacco Sardi I-Santamaria I che avrebbe poi fatto le fortune del Genoa. E’ sepolto al cimitero di Kassel, vicino a Magonza, in Germania, dove è morto nel 1915 dopo 40 giorni di agonia per ferite riportate in battaglia. Una via di Genova porta il suo nome.
Left half (mediano sinistro): Wallys Ghiglione.
Il padre Pietro (commerciante di oli industriali) e la madre inglese (Sarah Dawy) gli diedero il suggestivo nome di un’isola del Pacifico. Passò all’Andrea Doria e, non si sa bene perché, ebbe il dente avvelenato nei confronti del suo vecchio club. Fu anche arbitro. Si è spento nel 1924.
Outside right (ala destra): Norman V.Leaver.
Frammentarie sono le notizie sul primo “man of the match”. Tante anche le versioni sul suo nome di battesimo (Robert, Al, I., eccetera). Operava probabilmente nel ramo carbonifero. Lo troviamo come centromediano nella squadra del 1899 e in alcuni casi (semifinale del 1900, 7-0 alla Sampierdarenese) svolse mansioni da arbitro.
Inside right (mezzala destra): Giovanni Bocciardo.
Il padre Sebastiano e lo zio Ettore erano proprietari di un’importante conceria di pelli, la cui ciminiera svettava sulla Superba, curiosamente sopra il futuro stadio di Marassi. La madre si chiamava Elena Barker e lo mandò a studiare a Ginevra. Saltò il campionato 1899, ma fece parte della squadra del 1900 e anche di quella del 1901 che perse il titolo a vantaggio del Milan.
Centreforward (centrattacco): Henri Arthur Dapples.
Nato a Genova da un banchiere di Losanna e da madre ginevrina, vanta 5 titoli nazionali e la progenia di una delle più importanti manifestazioni d’inizio ‘900, la Palla Dapples, palla d’argento da lui messa in palio quando aveva smesso di giocare ed era diventato vice-presidente del Genoa. Ereditò da uno zio una tenuta a Borgo San Lorenzo, nella campagna del Mugello, dove nel 1917 sposò Henriette Dapples, detta “Lolotte”, sua cugina di secondo grado. E’ morto a 49 anni per un carcinoma.
Silvio Bertollo
(www.wikipedia.it)
Inside left (mezzala sinistra): Silvio Bertollo.
Come De Galleani era di madre francese (nata a Grenoble), mentre il padre era un commerciante tessile e armatore navale a Santa Margherita Ligure. Giocà solo nel 1898, come Baird, Ghiglione e Le Pelley. Conobbe il calcio in Inghilterra dove era stato mandato a studiare e ad assumere la rappresentanza di una ditta di carbone. Emigrò in Somalia per diventare industriale di semi, vetro e lana. Capitano d’artiglieria durante la Grande Guerra, fece parte del controspionaggio, Nel 1954 emigrò a Buenos Aires, dove morì 12 anni più tardi.
Outside right (ala sinistra): John Quertier Le Pelley.
Originario del Guernsey (Channel Islands, isole della Manica), arrivò a Genova nel 1889, in rappresentanza della British Bonded Warehouse, poi si associò alla John White & C., armatori navali. Il 1898 segnò per lui l’inizio e la fine della carriera calcistica: giocò il suo unico campionato, poi si sposò e appese le scarpe al chiodo. Quertier era il cognome materno. “Jack” Le Pelley è poi tornato nella sua isola dove è scomparso nel 1948, a 79 anni.

GLI SCONFITTI Virgus cita nel suo breve resoconto 5 nomi, probabilmente tutti appartenenti al Fc Torinese per cui probabilmente simpatizzava. Alfonso Ferrero de’Gubernatis di Ventimiglia (1871-1961), Carlo Nasi (1877-1935), Lionello De’Minerbi (1873-1937), Carlo Montù (1869-1949). Si tratta di personaggi di origine nobiliare che in seguito ebbero cariche sportive e civili importanti. Ferrero era marchese e divenne presidente della Figc; Nasi era barone e fu presidente della Federazione Italiana Vela. Il conte De’ Minerbi fu tra i pionieri del tennis in Italia e il generale Montù, esperto aviatore, fu presidente di Coni, Federcalcio e Federcanottaggio. Nasi e Ferrero divennero consuoceri; De’Minerbi e Montù furono invece eletti alla Camera dei Deputati. Il quinto giocatore viene invece citato con il nome di Ceriana.
Davide Rota

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