domenica 23 novembre 2014

Il romanzo di Julio Libonatti di Alberto Facchinetti - Edizioni inContropiede




 
Siamo nel 1925 e Libonatti, appena sbarcato in Italia, è quello che oggi potremmo definire “un emigrante di ritorno”. Sì, perché i cosiddetti “oriundi” sono i figli dell’Italia all’estero che proprio con il fuoriclasse argentino tornano a riabbracciare la terra dei loro padri.
Il questa biografia “sui generis”, l’autore Alberto Facchinetti, accompagna in un viaggio indietro nel tempo che fonde realtà e romanzo in un continuo dialogo i cui contorni storico-sociali imprimono ulteriore profondità alla vicenda sportiva del primo calciatore sudamericano approdato a giocare in un club europeo.




A scortare il lettore nella scoperta del percorso umano e calcistico del ‘Libo’ sono due giornalisti argentini - anch’essi oriundi - di origine veneta, i Campagnolo, padre e figlio.
Julio Libonatti appartiene alla storia del Torino, quello degli anni ’30 di cui fu colonna, goleador e leader indiscusso. Il Toro del trio delle meraviglie Libonatti-Baloncieri-Rossetti e dello scudetto del ’27-’28, successivo a quello revocato per il”caso” Allemandi, capace di realizzare - nella stagione ’28-’29 - ben 117 reti in 33 partite, un record che neppure il Grande Torino riuscì a battere. Libo e Balon, i due argentini della formazione granata, erano legati da “un filo invisibile”e, come ricorda Gian Paolo Ormezzano, si completavano alla perfezione essendo “l’uno il fuoriclasse matto e l’altro il fuoriclasse saggio”.
Quella degli ‘oriundi’ fu una storia di amicizia che superò il colore della maglia, come dimostra il rapporto che correva tra Libonatti e Mumo Orsi, il fuoriclasse della Juve sbarcato a Torino tre anni dopo il Libo e che aprì la strada al successivo arrivo in bianconero di Renato Cesarini. Tutti argentini e viveur, accomunati oltre che dalla passione per il calcio, dalla bella vita e dalle donne.
Libonatti si fece apprezzare anche in maglia azzurra - che vestì grazie al suo status di oriundo - sempre accanto al “gemello del goal” Baloncieri, ma prima di approdare in Italia ebbe modo di togliersi delle soddisfazioni anche con la Selección, vincendo con l’Argentina la Coppa America del ‘21, e siglando il goal decisivo.
Julio lasciò l’Italia nel ’38, la seconda guerra mondiale era ormai alle porte, e scelse di rientrare in Argentina, un Paese sicuramente più tranquillo che si sarebbe tenuto fuori dal conflitto.
I numeri e le statistiche, che da sempre forniscono la cifra autentica dei bomber, sono eloquenti: in 266 partite disputate in Italia, Libonatti ha realizzato ben 157 goal. È secondo, nella classifica dei cannonieri granata di tutti i tempi, solo al mitico Paolino Pulici. Dotato di tecnica sopraffina, faceva della velocità la sua arma privilegiata al punto da conquistarsi, in Argentina, l’appellativo di el Potrillo, il Puledro. Realizzatore implacabile ma pure ottimo uomo assist grazie alle sue doti di funambolo e alla sua intelligenza tattica.
Il romanzo di Julio Libonatti riporta ad un calcio lontano anni luce da quello attuale, ma non di meno attraversato da forte passione popolare ed animato da grandi fuoriclasse. Una pagina di calcio ed un suggestivo affresco su un campione da conoscere e conservare nella memoria.


di Alessandro Sartore

Nessun commento:

Posta un commento