martedì 16 maggio 2017

Platini, le Roi del calcio francese


«L’abbiamo comprato per un tozzo di pane e lui ci ha messo sopra il foie gras» (Gianni Agnelli)

Ha dipinto calcio in modo sublime. È stato - insieme a Maradona e Zico - uno dei tre fenomenali numeri 10 degli anni ’80. Lui è Michel Platini, Le Roi, La Platine o Platoche, i suoi vari soprannomi, il più grande giocatore della storia del calcio francese.


La sua parabola nel mondo delle istituzioni del pallone si è conclusa nel peggiore dei modi, appannandone in parte la grandeur, ma lasciando anche aperti tanti interrogativi. Alla vita del calciatore e poi dell’allenatore, commentatore tv, manager e dirigente del francese che fece innamorare l’Avvocato Agnelli, ha dedicato un robusto e dettagliato volume uno dei più apprezzati ed influenti giornalisti sportivi di Francia: Jean-Philippe Leclaire.



In “Le Roi - Gloria e onta di Michel Platini” 66thand2nd editore, Leclaire ci restituisce un Platini a tutto tondo, con tante luci e pure molte zona d’ombra. Nipote di Francesco, minatore emigrato dal Piemonte in Lorena e figlio di Aldo apprezzato calciatore, il giovane Michel cresce in una famiglia che lo coccola e lo lascia libero di scegliere la sua strada. Il giovane Platini si mostra sin da giovanissimo svogliato ed allergico alla scuola, interessato solo al pallone cui dedica tutte le sue energie ed attenzioni. Muove i primi passi nello Joeuf, poi, dopo qualche iniziale difficoltà, Platoche ‘il grasso’ entra a far parte del Nancy con cui vince la coppa di Francia. Quindi il passaggio al Saint Etienne dove diviene campione nazionale ma dove rimane pure invischiato in una storia di pagamenti con fondi neri. L’autore racconta poi del pre-contratto firmato con l’Inter e del passaggio sfumato in nerazzurro.
Il destino aveva per lui in serbo la Juventus, il club dell’Avvocato Agnelli, dove con i campioni del Mundial ’82 ed il polacco Boniek, Michel scrive le pagine più belle e con cui vince tutto.
Accanto alle gioie bianconere e al titolo di campione d’Europa con i blues nell’Europeo di Francia ’84, i dolori: dalla sconfitta di Siviglia, semifinale del mondiale di Spagna con la Germania all’altra semifinale, quella di Guadalajara ’86. Ma il sipario con ‘la fine del piacere’ scende la notte dell’Heysel. Platini alza la coppa dei Campioni, ma quella tragedia che lo fa divenire uomo non lo abbandonerà più e anzi lo convince che è ora di smettere. È un addio in punta di piedi.
A 33 anni diviene il più giovane Ct, anzi selezionatore come amava definirsi lui, della nazionale francese. Quindi passa ad occuparsi, dalla plancia di comando, dell’organizzazione dei mondiali di Francia ’98 che vedono i blues trionfare trascinati da Zidane. Dopo alterne fortune come commentatore tv e nel mondo degli affari, si getta nella ‘politica’ delle istituzioni del pallone, raggiungendo a soli 51anni la presidenza della Uefa e diventando la ‘coscienza sportiva’ del presidente della Fifa Sepp Blatter. Il loro sodalizio condito inizialmente di complicità e stima, e poi di veleni e sospetti, sarà fruttuoso sino all’emergere degli scandali relativi all’assegnazione dei mondiali 2018 in Russia e 2022 in Qatar. È l’inizio della fine. Sarà un versamento di 2milioni di franchi da Blatter a Platini a porre fine ai sogni di gloria. La presidenza della Fifa, desiderata in quanto per lui ed i suoi amici e collaboratori considerata destinazione naturale, rimarrà un sogno.
Al netto delle ombre, che forse un giorno troveranno spiegazione, sicuramente figlie della grandeur dell’uomo e insite nel carattere dei francesi, del calciatore rimangono i tantissimi lampi di genio. Un talento sconfinato quello del n.10 con la maglia sempre fuori dai pantaloncini e le mani perennemente sui fianchi. Platini ha mostrato sui campi di tutto il mondo non solo fantasia, tocco raffinato e classe da vendere, ma immensa intelligenza calcistica. Sapeva già prima di ricevere il pallone a chi darlo, una dote, quella della visione di gioco unita alla velocità di pensiero e di esecuzione che appartiene solo ai fuoriclasse. Una sola certezza rimane: un gol di Platini “è sempre l’essenza del gol” parola di Dino Zoff.

Alessandro Sartore

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